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Primo maggio celebrato a testa bassa
tra le riflessioni di sindacati e politica
Bruttomesso: “Non è una festa”

Una giornata austera, quasi riflessiva. “Una cerimonia più che una festa”, riprendendo le parole del sindaco cremasco, per riassumere il clima particolare del giorno dedicato ai lavoratori in uno degli anni più bui per l’occupazione e la crescita sociale. Il 1 maggio trascorre quasi in sordina, tra negozi aperti e routine quotidiane che poco hanno a che vedere con il clima di festa. Questo e molto altro è ciò che traspare dalla sentita cerimonia dedicata ai lavoratori, ricorrenza che si è trasformata in un momento di riflessione profondo e condiviso.

GAROFANI ROSSI

L’idea è venuta all’Anpi: un garofano rosso da distribuire tra i presenti, che in questa occasione si scioglie dall’accezione politica e rappresenta uno spettro di valori più ampio e condiviso, legati all’importanza del lavoro come fondamento dello Stato Italiano. I fiori si affacciano dall’occhiello delle giacche e dalle mani di manifestanti, cittadini e politici senza distinzione di partito.

INTERVENTI DURI E PREOCCUPAZIONE SILENZIOSA

La cerimonia aperta dal segretario Cisl Giuseppe Sbaruffati che passa la parola a Mario Andrini, presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro; ai piedi del monumento di piazza Marconi viene posata una corona a ricordo di chi ha perso la vita del luogo di lavoro o talvolta, in passato,  per difenderne il diritto. Attorno alla scultura metallica si muovono leggeri i vessilli portati dai rappresentanti delle diverse categorie sindacali e alcune delegazioni politiche come il Partito Democratico, Sinistra e Libertà e Rifondazione. Niente proteste rumorose o contestazioni: la preoccupazione per i tempi bui si esprime con una partecipazione tanto viva quanto silenziosa, interrotta soltanto dal fruscìo di qualche volantino distribuito tra i presenti. Svanisce anche l’intenzione espressa da Mario Lottaroli di boicottare il discorso del presidente della Provincia Massimiliano Salini, sostituito dall’assessore Paola Orini, in nome di una consapevolezza condivisa e una sincera preoccupazione per il diritto al lavoro, fondamento della Costituzione. Sorprende anche l’intervento di Bruno Bruttomesso, forse l’ultimo in veste di sindaco, che punta il dito contro la classe politica moderna annoverata tra le cause della crisi economico-sociale in cui versa il Paese.

“NIENTE CRESCITA SENZA LAVORO”

Negli interventi che si susseguono durante la cerimonia tornano a farsi sentire termini come “spread”, “bilancio”, “disoccupazione”, entrati ormai a far parte del linguaggio comune. “Sentiamo tanto parlare di economia e manovre, ma senza lavoro e crescita continueremo ad impoverirci” dichiara in chiusura il segretario generale della Uil cremonese Mino Grossi, che non risparmia critiche alle ultime scelte intraprese dal Governo tecnico. Il sindacalista parla di disoccupazione in cifre: trecento le imprese cremonesi che hanno chiuso lo scorso anno, mentre la richiesta di cassa integrazione è salita del 183%, oltre il 150% quella straordinaria. “Il rigore senza sviluppo non fa che aumentare il divario – aggiunge – Dobbiamo ripartire dal lavoro come risorsa per la crescita e diritto, per difenderlo siamo pronti alla mobilitazione e alla lotta di piazza”.

l.g.

 

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