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Commercio cremasco vittima del turnover
Zaninelli: “Affitti alti e stretta fiscale
responsabili della chiusura dei negozi”

Commercio a Crema vittima del turnover. Cinquantanove negozi  hanno cessato l’attività nel giro di un anno, un primato sorprendente che spiega il continuo  avvicendarsi di vetrine soprattutto in centro città, dove i costi delle locazioni e delle imposte hanno aggravato il calo di entrate già fiaccato dalla crisi.

AFFITTI ALTI E TASSE IMPIETOSE

responsabili della chiusura dei negozi"" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.cremaoggi.it/wp-content/uploads/2012/04/zaninelli-150x150.jpg 150w, https://www.cremaoggi.it/wp-content/uploads/2012/04/zaninelli-100x100.jpg 100w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Il turnover impazza soprattutto nel centro storico: le più ambìte rimangono via Mazzini seguite da via Cavour e via Matteotti, uno prestigioso crocevia che vanta affitti esorbitanti ma che non smette di attrarre rivenditori di abbigliamento, accessori, calzature, prodotti che vanno per la maggiore ma spesso che non riescono a garantire la sopravvivenza dell’attività per più di un paio d’anni. “Le spese degli affitti sono troppo alte e la stretta fiscale non aiuta” conferma il presidente Ascom Antonio Zaninelli, “le uniche attività che possono sperare di cavarsela soprattutto in centro sono quelle legate a catene commerciali in franchising, mentre chi lavora in modo indipendente deve fare i conti a fine anno con un bilancio in negativo, che spesso porta alla cessazione di attività”.

DAI NEGOZI AI CAFFE’

La preoccupazione si estende anche al genere di attività in chiusura, che dalla vendita di beni passano alla prestazione di servizi: i negozi che abbandonano il campo vengono spesso rimpiazzati da bar e locali. In questo modo il dato dell’avvio di attività resta in positivo, ma vengono a mancare attività commerciali di vendita vera e propria, come dimostra la morìa di negozi di vicinato a favore della grande distribuzione.

TURNOVER INARRESTABILE

Sono sempre meno le attività gestite a livello familiare,la maggior parte delle volte i proprietari si servono di personale esterno retribuito, un costo in più che grava sul bilancio di fine anno. “Con le nuove liberalizzazione e le aperture sette giorni su sette senza limiti di orario i negozi devono cercare di stare al passo degli ipermercati – aggiunge Zaninelli – Gli esercenti sono costretti ad assumere più commessi per organizzare turni adeguati”. A ciò si aggiunge la nuova ondata di tassazione prevista con l’inizio dei mesi estivi, un’incognita che non smette di preoccupare, come afferma il presidente Ascom: “Nel commercio bisogna sempre essere ottimisti, ma ci saranno problemi seri”.

Lidia Gallanti

 

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