Cronaca
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Cultura in tempi di crisi: è dibattito
anche il San Domenico cerca risposte
Auricchio: “tipicità per salvare il turismo”

Sei candidati, tre domande e tre minuti a testa per rispondere: è la ricetta di “Teatro, città, territorio” la tavola rotonda pubblica organizzata in mattinata dalla Fondazione San Domenico per parlare del futuro della cultura in tempi di crisi. Sotto i riflettori c’erano Antonio Agazzi, Gianemilio Ardigò, Alessandro Boldi, Giuseppe Buttino, Stefania Bonaldi e Alberto Torazzi, i sei candidati alla poltrona di sindaco pronti a discutere nuove soluzioni per garantire un futuro alla cultura in città.

PASSATO PRESENTE E FUTURO DEL SAN DOMENICO

A dodici anni dalla rinascita del teatro cremasco, la Fondazione San Domenico fa il punto della situazione: dal 2006 ad oggi la programmazione annuale è passata da 43 a 109 aperture con una risposta da parte del pubblico quasi raddoppiata, cifre in controtendenza rispetto ai finanziamenti pubblici ridotti del 30 per cento, portando il contributo privato a superare il 50 per cento delle risorse totali. La preoccupazione sale con gli ultimi tagli al bilancio comunali, che riducono il contributo pubblico di un ulteriore 25 per cento. “Anche lo scorso anno siamo riusciti a concludere con il bilancio in attivo, ma le risorse attuali sono appena sufficienti – commenta il presidente della Fondazione San Domenico Umberto Cabini – Siamo consapevoli che in tempo di crisi la cultura è il primo settore a farne le spese, ma non dobbiamo dimenticare gli effetti benefici che il territorio potrebbe ottenere con un adeguato sviluppo e promozione culturale”. Sulla stessa linea il presidente della Camera di Commercio di Cremona Giandomenico Auricchio, che esorta i candidati ad investire sulle peculiarità cremasche per incoraggiare il turismo, settore che potrebbe risvegliare l’economia territoriale.

RAPPORTO CON IL TEATRO E RICERCA DI FONDI: COME FARE?

Teatro, amministrazione e fondi: la prima domanda va subito al sodo della questione: trasversale l’idea di concertare sforzi e possibilità tra enti e istituzioni locali puntando sul concetto di Crema-capocomprensorio. Agazzi rilancia la stretta collaborazione comunale e propone di affidare la presidenza del San Domenico alla responsabilità del nuovo sindaco, Bonaldi, Ardigò e Boldi propendono per un coinvolgimento trasversale delle potenzialità territoriali nell’organizzazione del teatro, Torazzi punta sulle associazioni e Buttino propone la figura di un assessore-imprenditore lanciando l’idea al presidente Cabini. Più decise le posizioni sui finanziamenti: niente tagli per Buttino, operazioni di marketing per Torazzi e scelte oculate per Stefania Bonaldi che rilancia la razionalizzazione dei costi comunali e delle società partecipate, mentre Agazzi ribadisce l’importanza della partecipazione privata.

COME DARE VISIBILITA’  A CREMA E AL TEATRO?

Tutti d’accordo sull’idea di valorizzare le eccellenze locali, con qualche variante nella linea da seguire: Agazzi vuole rilanciare il polo museale con un’attenzione particolare all’arte organaria e preme sulla costruzione di un palazzetto polifunzionale per accogliere eventi di musica leggera, sportivi e congressuali, Torazzi punta sul binomio musica e tradizione, Ardigò sostituirebbe i grandi eventi con piccole iniziative “open mind”, Boldi e Buttino ripropongono l’idea di una promozione trasversale, mentre Bonaldi esprime il bisogno di una modernizzazione dei canali comunicativi della città attraverso il web, e la costituzione di festival dedicati a giovani e bambini. Tutti concordano sulla riqualificazione di piazza Trento e Trieste e del Mercato Austroungarico, liberando la zona dalle auto in modo da ampliare la passeggiata di piazza Duomo all’area del teatro e guadagnare spazio per nuove iniziative.

ENTI E ISTITUZIONI: DIALOGO POSSIBILE?

Coordinare gli eventi e sfruttare le potenzialità cittadine: per farlo, c’è chi propone un uomo al comando e chi una sinergia di forze. Agazzi vuole istituire un dirigente del comparto culturale, seguito da Buttino che per la poltrona di assessore alla cultura rifiuta nuovamente la soluzione politica a favore di “persone del settore”; Torazzi vira sull’istituzione di una consulta della cultura, mentre Ardigò, Boldi e Bonaldi propendono per il coordinamento delle diverse realtà culturali e associative già esistenti. Sottile ma pungente la polemica su CremArena, difesa dal candidato di centrodestra e poco apprezzata dagli avversari che avanzano dubbi sul futuro della prossima rassegna estiva; Agazzi rassicura e riconferma la validità della location che quest’anno si apre alle associazioni territoriali.

Lidia Gallanti

 

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