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Bus, il caso abbonamenti
sui tavoli della politica
Intanto la protesta si estende
a macchia d’olio

L’abolizione dell’abbonamento settimanale degli autobus valido 5 giorni diventa un caso politico. Dopo le proteste dei lavoratori pendolari e l’alzata di scudi degli studenti, che hanno minacciato azioni di protesta contro il “caro trasporti”, anche il mondo politico mette al centro della propria agenda dei lavori la questione abbonamenti. Giuseppe Torchio, capogruppo della Lista Torchio, ha infatti presentato una mozione dove si chiede al consiglio provinciale di impegnare la Giunta guidata dal presidente Massimiliano Salini “a ogni sforzo per garantire le migliori condizioni di viaggio, mantenendo le attuali condiizoni di abbonamento unite alla politica dell’integrazione tariffaria tra i vari sistemi di trasporto pubblico”. La protesta rispetto ad un provvedimento che i pendolari non riescono proprio a comprendere si sta allargando a macchia d’olio. A Spino d’Adda in pochi giorni sono state raccolte circa 500 firme e anche in altri centri dell’asta della Paullese gli utenti si stanno mobilitando. “L’attuale sistema di abbonamento – precisa Torchio -, comporta un incremento di circa un quarto della spesa a carico degli utenti, in un periodo di arretramento del potere d’acquisto. Già nel 2008 le aziende avevano chiesto di sopprimere l’abbonamento a cinque giorni, ma allora quella Giunta provinciale oppose fermo diniego”. Sul tema esiste anche un’interrogazione firmata dal consigliere provinciale cremasco del Pd Eugenio Vailati.

 

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