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Al San domenico “Alcesti mon amour”
la tragedia di Euripide torna sul palco
e invita il pubblico a partecipare

Torna una delle tragedie antiche più note in veste del tutto nuova: Alcesti Mon Amour è un riadattamento teatale del testo di Euripide con l’intenzione di coinvolgere il pubblico. Gli spettacoli, per un massimo di 80 persone, si terranno sul palco del teatro San Domenico domani martedì 13 marzo alle ore 21, mercoledì 14 alle ore 10 e alle 21 e giovedì 15 alle ore 10.

“ALCESTI MON AMOUR”

La rappresentazione si basa sulla traduzione di Filippo Amoroso, sulla drammaturgia di Filippo Pagliaro, con la regia di Ilario Greco. Come nella stesura originale la trama si snoda attraverso “agòni” tra i vari personaggi, interpretati però da due soli attori: Michela Esdra sarà Apollo, Alcesti, l’ancella, Eracle e Ferete, mentre a Luigi Ottoni andranno i ruoli di Thanatos Admeto e il servo, una resa scenica impegnativa e possibile grazie a costumi e maschere di Giuseppe Andolfo. La commistione tra interpreti e personaggi rende tutti parte della stessa relazione, incastrati nei lacci del sacrificio e del dolore, parte fondamentale di ogni rinuncia e tema sempre caro al drammaturgo greco. Marina Iocchi e Diego Iorio interpretano i due corifei, il tutto accompagnato dalle musiche di Germano Mazzocchetti.

IL DRAMMA DI EURIPIDE

Admeto, re della città di Fere in Tessaglia, è sul punto di morte. Al suo capezzale c’è il dio Apollo, che avendo apprezzato la bontà d’animo dell’uomo chiede alle dee del destino di intercedere in suo favore: le Moire accettano di mantenere in vita il re, a patto che qualcuno offra la propria vita in cambio. L’unica ad accettare è Alcesti, giovane moglie di Admeto, che prima accetta il destino con serenità e durante la preparazione all’ultimo viaggio si abbandona ad un pianto disperato raccontato dalla serva. I due sposi si incontrano, un addio toccante in cui lei chiede al marito di non imporre una matrigna ai loro figli. Entra in gioco Eracle, eroe che durante una delle fatiche impostegli dal tiranno Euritseo si trova ad essere ospite di Admeto. Il re porta i segni del lutto ma non parla della moglie, Eracle lo scopre e a quale punto aspetta alla tomba di lei thanatos, le strappa Alcesti e la riporta velata al marito dicendo che si tratta di un premio per aver vinto gare atletiche chiedendogl idi custodirla, lui accetta e con gioia scopre che è alcesti. Emerge la visione cinica e dolorosa di Euripide, convinto che le falsità umane finiscano per abbattere chi prova sentimenti a partire dallo stesso nucleo familiare; i sentimenti diventano un vortice soffocante, ben ripreso dalla confusione e della ambiguità che emergono dall’opera che ben rappresenta le ansie e le paure della società di ieri e di oggi.

l.g.

 

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