Un commento

Maxisequestro della Finanza
Evasore fiscale “socialmente pericoloso”
Applicate nuove misure antimafia

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Ghiraldini e De Santis in conferenza stampa e alcuni beni di lusso sequestrati

AGGIORNAMENTO – Primo caso in cui un evasore fiscale viene ritenuto socialmente pericoloso. L’operazione porta la firma della guardia di finanza di Cremona, che una volta evidenziata la sussistenza dei requisiti di “pericolosità sociale” tipici delle persone abitualmente dedite a traffici illeciti o che vivono (anche in parte) con proventi di attività delittuose, applicando gli strumenti del cosiddetto nuovo codice antimafia (che non riguarda solo reati con associazione mafiosa) entrato in vigore da qualche mese, ha sequestrato a un 53enne di Spino d’Adda (L.S.) beni e proprietà per oltre 25 milioni di euro, non giustificati dai redditi dichiarati al fisco. Una misura di prevenzione recepita dal tribunale di Cremona, che ha emesso il provvedimento firmato dal giudice Pio Massa su richiesta del procuratore di Crema Daniela Borgonovo. Questa mattina in una conferenza stampa al comando provinciale di via Zara sono stati descritti i dettagli dell’operazione. Il colonnello Alfonso Ghiraldini, comandante provinciale, e il tenente colonnello Nicola De Santis, al comando del nucleo di polizia tributaria, hanno parlato dei risultati raggiunti.

Sotto sequestro ricchezze accumulate grazie a dieci anni di frode fiscale e contributiva, con un giro di fatture false per oltre 600 milioni di euro, secondo le verifiche della Finanza. Si tratta di uno sviluppo dell’operazione che nell’estate scorsa ha smantellato un’organizzazione dedita “sin dal 2000, alla gestione irregolare di 800 lavoratori ed operante attraverso una filiera di cooperative di lavoro fittizie costituite al solo scopo di sottrarre al fisco le decine di milioni di euro di imposte dovute”. Con un ulteriore provvedimento basato sul recente codice antimafia grazie al quale il tribunale di Cremona (competente sul territorio per sequestri di questo genere) avrà un anno di tempo, se il 53enne non saprà fornire adeguate giustificazioni, per decidere se l’evasore sia un delinquente abituale e se i beni accumulati debbano essere confiscati. Dalle indagini di polizia, partite dopo la prima parte dell’attività basata su quelle fiscali, è infatti emerso che L.S. di Spino d’Adda (CR), ex facchino-macellatore di 53 anni, avrebbe accumulato un ingente patrimonio grazie solo ai proventi della frode fiscale, giungendo ad acquistare un’azienda agricola con 17 terreni e vigneti, un allevamento di cavalli, 7 immobili, tre lussuosi bar nel centro di Lodi, una collezione d’auto d’epoca, diverse autovetture di lusso, tra le quali Ferrari e Porsche, uno yacht Riva di 28 metri di lunghezza del valore di quasi 5 milioni di euro, oltre a disponibilità finanziarie per circa 800.000 euro.

L’uomo ha comprato addirittura 3 posti-barca nel porto di Genova, per 1,2 milioni di euro, un caravan per il trasporto di cavalli del valore di 350.000 euro e ha ristrutturato nel lusso la tenuta famigliare, dotandola di ogni confort quali piscina, campo da calcetto, maneggio e lago artificiale. Solo la palestra con sauna, due vasche idromassaggio e solarium, è costata 450.000 euro.

Così tanti soldi da poter permettersi di possedere una Ferrari e un’Harley Davidson usandole pochissimo. Tant’è che la guardia di finanza, che ieri ha notificato il provvedimento, ha trovato il potente veicolo a quattro ruote con la batteria scarica. Soldi di provenienza illecita e un tenore di vita comunque ben al di sopra delle possibilità legate a quanto dichiarato (dichiarazioni effettuate nel tentativo di giustificare almeno parzialmente la propria condotta e per riuscire a stipulare ad esempio contratti di leasing). Milioni e milioni sottratti al fisco, un giro di fatture false e una serie di cooperative di lavoro fittizie (gli investigatori ne hanno contate 80, con un continuo ricambio nel corso degli anni) alle spalle di consorzi impegnati in rapporti commerciali effettivi. Queste le conclusioni a cui è giunta l’indagine, partita, come detto, dalla prima tappa dell’operazione Odisseo risalente all’estate scorsa. Venticinque gli indagati.

Vesti di procacciatore d’affari quelle dell’uomo indicato come l’organizzatore della frode. Attività investigativa complessa per la guardia di finanza di Cremona. L’importanza delle misure applicate, in base al nuovo codice antimafia, è stata sottolineata da Ghiraldini e De Santis (entrambi hanno posto l’accento sul ruolo della procura di Crema, che ha richiesto il provvedimento di sequestro sulla base dei molti elementi raccolti dalle Fiamme gialle).

SCHEMA DELL’OPERAZIONE E FOTOGALLERY

 

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Commenti
  • Stefano

    E meno male che l’evasione, secondo qualcuno, andava cercata al Sud! Questo, insieme a quello della corruzione ed alla criminalità organizzata (che spesso vanno “a braccetto”), sono i veri grossi problemi dell’Italia: finché non riusciremo a sconfiggerli definitivamente, non potremo mai diventare un paese moderno…