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Galilei e Pacioli superano i 300 iscritti,
i licei riconfermano il trend positivo
ma la riforma gambizza i professionali

Gli istituti tecnici si aggiudicano il primato delle iscrizioni per il prossimo anno scolastico. Le cifre sono ancora da perfezionare, ma i primi dati raccolti ci permettono di stimare il trend 2012/2013 per le scuole superiori cremasche: a far la parte del leone sono G.Galilei e L.Pacioli che superano i trecento nuovi iscritti a testa, seguono con buona e costante affluenza i licei con preferenza per gli indirizzi umanistici. Maglia nera invece per gli istituti professionali, stroncati dagli effetti dell’ultima riforma scolastica, dalla disinformazione e dalla concorrenza dei corsi di formazione triennali.

BOOM PER GLI ISTITUTI TECNICI

Il G.Galilei raggiunge le 342 prime iscrizioni. Nonostante le trenta persone in meno rispetto all’anno precedente l’istituto di via Matilde di Canossa si aggiudica il primato sulle scuole cremasche: sempre alti i numeri dell’Istituto tecnico che quest’anno conta 201 ragazzi, più moderato ma soddisfacente il traguardo dei 141 alunni registrato per la sezione del Liceo tecnologico che supera di quattordici preferenze il Liceo scientifico cremasco. Bene anche l’I.T.C. L.Pacioli che sale da 281 a 317 “primini”, suddivisi in ben 12 classi per “Amministrazione, finanza e marketing” e due per l’indirizzo di “Costruzioni Ambiente e Territorio e Geotecnico”.

LICEI IN EQUILIBRIO

Stabile il Liceo A.Racchetti con 222 iscrizioni per settembre 2012: la sezione linguistica riconferma le preferenze degli ultimi anni con 79 nuovi alunni, seguono 60 iscritti per le Scienze Umane e 55 per il Classico; convince meno l’opzione Economico-sociale, che nonostante la buona offerta formativa paga il peso dello scetticismo e guadagna solo 28 alunni. Due prime in più per il Liceo scientifico L.Da Vinci, che dalle 106 iscrizioni del settembre 2011 raggiunge le 127; il risultato rispecchia i pronostici del dirigente d’istituto Franco Gallo, in linea con la generosa affluenza riscontrata durante gli open day. Rimangono quasi invariate le cifre dell’artistico B.Munari che conta una novantina di nuovi allievi. Riconfermati i numeri dei licei privati: la Fondazione Manziana passa da 14 a 15 neoiscritti, mentre il linguistico W.Shakespeare al momento conta solo 15 alunni rispetto ai 23 dell’attuale prima superiore. Nessun dramma, si tratta di una flessione apparente: come già accaduto in passato il numero è destinato a salire nei prossimi mesi e raccogliere la fetta degli “indecisi” che ogni anno pareggia le cifre.

PROFESSIONALI IN CADUTA LIBERA

Discreta stabilità per l’istituto Stanga che cala di quattro iscrizioni e inverte la tendenza rispetto all’anno passato: la sezione tecnica scivola da 37 a 21 iscritti, mentre la professionale rimonta da 17 a 29. Non ci sono ancora dati sicuri per l’Istituto professionale P.Sraffa, in ogni caso le cifre basse non spaventano; anche l’anno scorso gli alunni erano saliti da 190 a 240 durante l’anno, un aumento quasi fisiologico dovuto al reflusso dei ragazzi rimasti fuori dai corsi professionali a numero chiuso e dei “pentiti” che dopo aver scelto altri istituti decidono di cambiare strada. Pessima annata invece per l’istituto Marazzi che nonostante la buona risposta ottenuta con le giornate di orientamento non supera i 36 iscritti; ad aver la peggio è il corso di moda che conta solo sei ragazze, un calo clamoroso rispetto ai 33 alunni del 2011-2012. La dirigente d’istituto Roberta Mozzi non cela la propria preoccupazione e punta il dito contro le ultime riforme: la scelta di portare i percorsi di studio da triennali a quinquennali ha dissuaso moltissimi ragazzi, che per inserirsi prima nel mondo del lavoro prediligono i corsi professionalizzanti triennali promossi dalla Regione. “E’ una situazione penalizzante accompagnata da una forte disinformazione – commenta la preside del Marazzi – Dopo il triennio la nostra utenza cerca la specializzazione, non lasciare scelta vuol dire allontanare tutti i potenziali iscritti che spesso non sanno che anche noi proponiamo corsi triennali in parallelo al percorso quinquennale. In questo modo invece gli istituti perdono attrattività e finiscono per diventare un ripiego”.

 

Lidia Gallanti

 

 

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