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Crema abbraccia le vittime delle Foibe
con una cerimonia di commemorazione
Tommaso Caizzi: “Che i giovani sappiano”

“A volte le parole non bastano”. Tommaso Caizzi è un profugo dalmata scampato all’eccidio delle Foibe, una strage forse poco conosciuta ma di certo mai dimenticata. C’è anche lui in piazza Istria e Dalmazia per la commemorazione in onore delle vittime “di quella terra che ci hanno strappato”, di fronte a quella lapide memoriale scolpita nella stessa pietra istriana che per molti fu tomba.

LA CERIMONIA

Anche Crema abbassa il capo per ricordare il massacro delle Foibe, e lo fa con una cerimonia solenne che riunisce associazioni d’Arma, istituzioni e cittadini. Attorno alla corona d’alloro deposta ai piedi del memoriale ci sono tutti i rappresentanti delle sezioni militari cremasche e le autorità civili, la cui partecipazione si esprime attraverso le parole del sindaco Bruno Bruttomesso, che con un abbraccio al profugo dalmata esprime tutto il calore e la vicinanza della città ai superstiti e ai parenti delle vittime. Poche parole da parte di Tommaso Caizzi, che nel cuore serba la durezza del ricordo e il lutto per la sorella appena scomparsa: “Che i giovani sappiano”, raccomanda rivolto ai ragazzi presenti alla cerimonia, futuri testimoni di ciò che è stato.

TESTIMONI NEL FUTURO

La cerimonia è stata arricchita dalle divise viola e blu dei cadetti della Scuola Militare Teuilè di Milano, a loro è andato il compito di deporre la corona d’alloro e celebrare i momenti solenni sulle note dell’Inno di Mameli e del Silenzio militare. L’apprezzamento va anche alla presenza di una delegazione di ragazzi delle scuole medie G.Vailati, che per l’occasione hanno preparato un toccante intervento che fa ben sperare sulla loro consapevolezza del passato e sul bisogno di non abbandonare ciò che è stato: “Noi ci siamo, non dimenticheremo” recita il testo letto da una studentessa, parole che risuonano in piazza Istria e Dalmazia e portano commozione negli occhi di Tommaso Caizzi, la testa china e la mente rivolta a ciò che è stato, e che anche quest’anno intende testimoniare con la propria presenza.

GLI INCONTRI RIVOLTI AI GIOVANI

L’evento segna un’importante tappa nel calendario delle iniziative avviate dal Comitato Provinciale per la difesa e lo sviluppo della Democrazia e dalla Rete di Scuole Superiori che hanno aderito all’edizione 2012 del Viaggio della Memoria. Il percorso era iniziato con la conferenza di Tristano Matta, storico dell’Istituto Regionale per la Storia friulano, che ha raccontato le terribili verità del lager di San Sabba a Trieste. Il prossimo appuntamento con i ragazzi sarà giovedì 16 febbraio alle 11 con l’incontro “Guerra e violenza al confine orientale: Foibe ed esodo 1943/45”; la parola va al professor Franco Cecotti, storico dell’Istituto Regionale per la storia del movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia.

Lidia Gallanti

 

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  • Giorno del Ricordo – 10 febbraio

    CONSIGLIO REGIONALE DELLA TOSCANA – FIRENZE
    SEDUTA SOLENNE DEL 10 FEBBRAIO 2012 PER IL “GIORNO DEL RICORDO”

    ESODO E FOIBE
    Meminisse juvabit
    (Virgilio)

    Si compiono 65 anni da quel triste 10 febbraio 1947 che vide la firma del trattato di pace con le quattro Potenze vincitrici della seconda guerra mondiale e con i loro diciassette Alleati. In tutta Italia, a mezzogiorno, furono osservati dieci minuti di silenzio in segno di civile ma ferma e generale protesta: il terzo Governo De Gasperi, che era entrato in carica da pochi giorni, aveva deciso di prescindere dal parere dell’Assemblea Costituente cui sarebbe stato affidato un compito quasi notarile di successiva ratifica, e di procedere alla firma di una sostanziale imposizione. Non a caso, il documento è stato definito, sia nell’accezione corrente, sia in sede storiografica, col termine sintetico ma emblematico di “diktat”.

    Alcide De Gasperi, il Presidente del Consiglio che in sede di Conferenza della pace aveva iniziato il suo intervento in assemblea plenaria dicendosi certo di poter contare sulla semplice “cortesia personale” dei propri interlocutori e nulla più, ad onta dello “status” di Paese cobelligerante a fianco degli Alleati riconosciuto all’Italia già dall’ottobre 1943, si era trovato in condizioni difficili anche dal punto di vista diplomatico. Infatti, appena un mese prima, aveva compiuto un viaggio molto impegnativo negli Stati Uniti assieme al Ministro Campilli e ne era tornato con l’accredito di 150 milioni di dollari, un terzo dei quali a fondo perduto come “compenso” per la collaborazione prestata durante la permanenza delle truppe americane in Italia. Ne era scaturita una sovranità italiana a più forte ragione limitata.

    Quella cifra, insomma, assumeva rilievo fondamentale per un’economia d’emergenza impegnata nel grande sforzo della lunga ricostruzione ma implicava l’amara necessità di firmare un trattato particolarmente duro senza attendere la ratifica dell’Assemblea Costituente che sarebbe sopraggiunta soltanto il 31 luglio successivo, con 262 voti favorevoli, 80 astenuti e 68 contrari, tra cui quelli di Benedetto Croce e di Vittorio Emanuele Orlando, suffragati da motivazioni di alto spessore politico, e prima ancora, di sano patriottismo e di forte valenza morale. E’ il caso di sottolineare come due quinti dei Padri Costituenti, sia pure in condizioni di sovranità “affievolita”, abbiano avuto il coraggio di non approvare il “diktat”.

    Del resto, il trattato di pace era stato oggetto di immediata applicazione prima della ratifica italiana, a quel punto sostanzialmente pleonastica, eticamente opinabile, ma formalmente necessitata, visti i nuovi obblighi assunti con gli Alleati.

    Con questo trattato l’Italia perdeva le colonie, fatta eccezione per la Somalia che le venne affidata in amministrazione fiduciaria per dieci anni, le isole dell’Egeo trasferite alla Grecia ed i piccoli distretti alpini di Briga, Tenda e Moncenisio passati alla Francia, ma subiva un’amputazione di particolare ampiezza col trasferimento a favore della Jugoslavia della sovranità nazionale sulla Dalmazia, sull’Istria e su buona parte della Venezia Giulia, senza contare la stessa Trieste, per cui venne ipotizzata la costituzione di uno Stato indipendente, il cosiddetto Territorio Libero (ne sarebbe scaturita una serie di problemi a lungo termine, risolti dal trattato di Osimo del 1975, quando l’Italia avrebbe rinunciato senza contropartite alla sovranità sulla cosiddetta Zona “B” del Territorio medesimo già affidata all’amministrazione civile jugoslava, chiudendo il contenzioso in un’ottica subordinata nonostante la forza contrattuale italiana, ben diversa dalle modeste condizioni del 1947 ed ormai, oggettivamente superiore).

    Non si tennero in alcun conto le attese del popolo giuliano, istriano e dalmata, nonostante la partecipazione dei suoi rappresentanti alla Conferenza della pace di Parigi e la pur lunga visita di una Delegazione alleata da cui erano sorte motivate speranze, se non altro per conservare all’Italia, oltre a Trieste, la costa occidentale dell’Istria ed in particolare la città di Pola. In tale occasione quel popolo fu veramente “oggetto di storia”, come avrebbe detto Machiavelli, perché i delegati non seppero o non vollero farsi protagonisti di un’indagine a tutto campo in chiave etnica, storica e culturale, e soprattutto, scevra da pregiudizi.

    Le speranze erano improntate ad un elementare senso di giustizia perché non sembrava logico che il prezzo della guerra perduta fosse pagato con la cessione di tante città ad alta maggioranza italiana, e di due regioni pari al tre per cento del territorio nazionale, a favore di chi si era seduto al tavolo delle trattative di pace senza avere avuto alcun riconoscimento ufficiale per buona parte del conflitto: infatti, il Maresciallo Tito e le sue formazioni si videro accreditare la rappresentanza del proprio Paese soltanto negli ultimi sedici mesi di guerra, quando gli Alleati decisero di preferirlo al Governo legittimo, in esilio a Londra sin dalla primavera del 1941 dopo il colpo di stato con cui la Jugoslavia si era dissociata dall’Asse.

    Sembrava inammissibile che le vittime designate fossero giuliani, istriani e dalmati, costretti ad un Esodo plebiscitario che avrebbe coinvolto circa 350 mila persone, pari al 90 per cento della popolazione, indotta a questa drammatica scelta per la civiltà e la giustizia, ma prima ancora, per la vita. Il disegno di pulizia etnica che in tempi successivi sarebbe stato ammesso senza reticenze dai maggiori luogotenenti di Tito, quali Milovan Gilas e Edvard Kardelj, aveva già assunto la dimensione di una grande tragedia collettiva nella prima ondata del settembre 1943 ed in quella più vasta del 1945, protrattasi ben oltre la fine della guerra, quando trovarono la morte nelle profondità delle foibe carsiche, nelle cave dell’Arsa, nelle acque dell’Adriatico e nei campi di prigionia jugoslavi decine di migliaia di italiani, oltre a tanti croati e sloveni oppositori del nuovo regime.

    Il metodo preferito per uccidere le Vittime, talvolta dopo una farsa di processo davanti ai tribunali del popolo e molto più spesso in un’ottica indiscriminata, non senza torture, violenze e stupri, era quello dell’infoibamento, che aveva modo di farle scomparire per sempre, ma non mancarono frequenti fucilazioni sommarie, colpi di pistola alla nuca, lapidazioni ed altre particolari efferatezze. L’estremo sacrificio coinvolse, fra gli altri, centinaia di sacerdoti (tra i quali si deve ricordare l’esempio emblematico di Don Francesco Bonifacio, il parroco di Villa Gardossi in odore di santità) e tante donne, con un accanimento a più forte ragione gratuito. E’ inutile aggiungere che la massima parte di quelle Vittime è rimasta senza una tomba su cui deporre un fiore, e che soltanto alcune centinaia furono recuperate nello scorcio conclusivo del 1943, dopo il momentaneo ripristino dell’autorità italiana: quanto basta per comprendere come spesso fossero vive quando venivano precipitate in foiba, talvolta legate tra di loro, o comunque immobilizzate, e per capire quale strazio allucinante ne accompagnasse una disperata agonia, in specie nelle foibe relativamente meno profonde (poche decine di metri contro centinaia di altre), dove la tragica sopravvivenza prima della morte liberatrice, testimoniata dalle urla provenienti dagli anfratti del sottosuolo, poteva durare persino qualche giorno.

    Vale la pena di ricordare che le donne, infoibate a centinaia, erano state oggetto di ripetute violenze prima dell’ultimo oltraggio. Alcune delle loro storie sono diventate un emblema del martirologio giuliano, istriano e dalmata; è il caso di Norma Cossetto, giovane studentessa assassinata nella foiba di Villa Surani nell’ottobre 1943; di Bianca Ronzoni Luxardo, annegata assieme al marito nelle acque di Zara con addosso una pietra, nel settembre 1944; delle sorelle Albina, Caterina e Fosca Radecca (la prima delle quali in avanzate condizioni di gravidanza), infoibate a Terli; di Giulia Venezia, scomparsa a Gorizia nelle tragiche giornate del maggio 1945 ed uccisa in surreale spregio del suo nome, simbolo di italianità e di patriottismo anche in chiave semantica.

    Caddero tanti bambini: in seguito si è voluto negarlo, ma l’evidenza dei fatti, come avrebbe detto Giusti, è “lì che parla a chi la vuol sentire”. Basti citare la testimonianza giurata di Mario Maffi, un ufficiale piemontese degli Alpini che nel 1957 effettuò alcune prospezioni in diverse foibe tra cui quella di Monrupino, trovando anche uno scheletro infantile (ed un altro appoggiato alla parete rocciosa, a dimostrazione del fatto che in qualche caso la morte non era stata istantanea). Né si possono dimenticare (come si dirà diffusamente trattando dell’Esodo da Pola) i troppi bambini e minorenni scomparsi nella strage di Vergarolla del 18 agosto 1946.

    Il numero esatto delle Vittime, che in ampia maggioranza vennero uccise a guerra finita, è di ardua quantificazione. Secondo la ricerca più esauriente, effettuata da Luigi Papo de Montona, protrattasi per decenni e confortata da un esaustivo elenco di Nomi, si colloca nell’ordine delle 16.500, comprensive di tutti coloro che scomparvero in mare o nei campi jugoslavi. In altri termini, non si è lontani dal vero affermando che in Venezia Giulia e Dalmazia un italiano su 20 perse la vita nel corso di quello che Italo Gabrielli, con felice sintesi, ha definito un vero e proprio “genocidio programmato”.

    In qualche caso, assieme alle Vittime delle foibe veniva precipitato nell’abisso un cane nero, che intendeva esprimere, alla stregua di interpretazioni ricorrenti, motivi di ulteriore disprezzo. Secondo un mito balcanico l’animale avrebbe latrato in eterno, togliendo ai defunti anche la pace dell’aldilà.

    La conoscenza di questi eventi altamente drammatici non aveva lasciato dubbi sul disegno in atto ed aveva fatto scegliere l’Esodo a quanti potevano contare su opzioni familiari convenienti, ma in molti casi il popolo istriano e giuliano non volle abbandonare la speranza perché confidava in una soluzione diplomatica che non penalizzasse oltre misura le sue attese. In effetti, dalmati e fiumani compresero subito, se non altro per naturali ragioni geografiche, che per le loro terre non si poteva prevedere salvezza e molti di loro partirono in massa, mentre a Pola e nell’Istria si volle coltivare l’illusione fino a quando la notizia del “diktat” fece svanire ogni residuo sogno.

    Durante la Conferenza della pace l’atteggiamento delle Delegazioni alleate non era stato univoco ed aveva alimentato le speranze, in specie dei polesi, che avevano presunto di salvaguardare la loro città in una sorta di “enclave” simile a quella storica di Zara, che nel 1919 era diventata l’unico centro italiano in una Dalmazia trasferita integralmente alla nuova Jugoslavia (vanificando le promesse del Patto di Londra stipulato nell’aprile 1915), e subito abbandonata da una larga maggioranza della popolazione italiana. In effetti, quest’ultima era riuscita a resistere sotto il vecchio Impero austro-ungarico, nonostante parecchie vessazioni, ma non prese neppure in esame l’eventualità di restare in presenza del nuovo regime: chi fosse rimasto senza aderire al suo verbo si sarebbe candidato alla persecuzione ed alla foiba.

    A Parigi, l’intransigenza sovietica, espressa incisivamente dal Ministro degli Esteri Molotov, si era trovata in netto contrasto con l’apertura americana mentre il prudente possibilismo inglese aveva trovato l’opposizione di pregiudiziali francesi non immemori del comportamento assunto dall’Italia nel giugno 1940 con la dichiarazione di guerra ad uno Stato ormai sconfitto dalle armate tedesche. Il Presidente De Gasperi ed il Ministro degli Esteri Sforza non seppero volgere a proprio favore quelle divisioni e trarre vantaggio dalla maggiore disponibilità statunitense: la storia della Venezia Giulia, al pari di quella italiana, è contraddistinta da una lunga serie di occasioni non colte.

    Il grande Esodo ebbe luogo in tempi diversi. Dalmati e fiumani, come si diceva, furono i primi, mentre buona parte degli istriani e la quasi totalità dei polesi concentrarono le partenze nel 1947, per lo più tra gennaio e marzo, e comunque non oltre il 15 settembre. Fu questa la data del trasferimento effettivo di sovranità e di consegna delle chiavi di Pola, una grande città quasi deserta dove erano rimaste non più di duemila persone, nelle mani di Ivan Motika: un personaggio che in tempi successivi sarebbe tornato alla ribalta quale imputato (assieme ad Oskar Piskulic ed Avjanka Margetic) nel processo contro gli infoibatori tenutosi a Roma e conclusosi con l’accertamento di precise responsabilità storiche ma senza condanne, per una presunta quanto infondata carenza di giurisdizione.

    Le immagini di una tragedia più grande furono simbolicamente riassunte, agli occhi dei posteri, dai viaggi di un piroscafo carico di profughi polesi dolenti che salutavano per l’ultima volta la propria città cantando lo strazio dell’addio sulle note di Giuseppe Verdi: si trattava del famoso “Toscana” che durante la guerra era stato utilizzato come unità da trasporto e poi come nave ospedale, e che al momento costituiva quanto di meglio poteva essere messo a disposizione dalla Marina italiana, ridotta ai minimi termini dagli affondamenti e dalla consegna delle migliori unità superstiti alle Potenze vincitrici.

    La vigilia dell’Esodo da Pola fu resa più drammatica dal citato eccidio di Vergarolla del 18 agosto 1946, in cui persero la vita oltre cento Vittime, in maggioranza donne, madri di famiglia e bambini (l’età media dei Caduti che fu possibile identificare venne calcolata in 26 anni). Fu la strage più cruenta di civili mai accaduta in Italia nel tempo di pace, per cause non naturali: in quella domenica di agosto tanti polesi si erano concessi una gita al mare in concomitanza con le gare di nuoto della Coppa Scarioni, ma andarono incontro ad un destino davvero tragico. Ventotto bombe di profondità, residuato bellico posto in prossimità della spiaggia previa opera di sicuro disinnesco, vennero fatte scoppiare proditoriamente dando luogo ad una vera e propria ecatombe. Tutti percepirono subito quale fosse stata la matrice del delitto, nell’intento di spingere all’Esodo coloro che non si erano ancora rassegnati: ebbene, dopo 60 anni, l’apertura degli archivi inglesi di Kew Gardens (Foreign Office) ha confermato che la strage fu opera dell’OZNA, la polizia politica jugoslava, ed ha affidato i nomi di cinque responsabili alla memoria ed al giudizio dei posteri.

    Gli Esuli si dispersero in ben 114 campi di raccolta dislocati in tutte le regioni italiane, dove si viveva in condizioni allucinanti. Alcuni di questi campi, come quelli di Laterina (Arezzo) e Marina di Carrara, sarebbero rimasti in funzione sino alla fine degli anni sessanta, costringendo molti Esuli, pur di uscire da quell’inferno, all’ulteriore dramma dell’emigrazione. L’ipotesi di concentrarli in qualche macro-aggregato idoneo a meglio salvaguardarne l’unità (si erano valutate opzioni specifiche per il Gargano e la Sardegna) venne scartata “in alto loco” per ragioni di opportunità: si temeva, senza fondamento, che le delusioni potessero essere oggetto di qualche strumentalizzazione e si ignoravano le “tradizioni di civiltà e di aderenza ai valori di comprensione solidale, autenticamente cristiani, che costituivano carattere specifico di quel popolo”. L’esperienza dei campi fu traumatica e massiccia: basti pensare che alla fine del 1948 ospitavano ben 45 mila Esuli giuliani e dalmati.

    Dopo quello che Don Luigi Stefani, il patriota zaratino e Cappellano della Misericordia che avrebbe lasciato a Firenze, dove si era stabilito dopo aver dovuto abbandonare la Dalmazia, il segno del suo ineguagliabile volontariato, volle chiamare con una pertinente espressione di sintesi lo “sradicamento” dell’Esule, molti profughi ebbero l’amarezza di accoglienze inqualificabili ricevute da una patria matrigna. A Venezia vennero oltraggiati assieme alle spoglie mortali di Nazario Sauro, l’Eroe dell’Italia irredenta, portate via dall’Istria per sottrarle all’usurpatore; ad Ancona si tentò di impedire lo sbarco dei profughi in mezzo ai fischi dei portuali; a Bologna fu impedita la distribuzione di qualche genere di conforto al passaggio del loro treno diretto al grande campo spezzino della Caserma Botti; ed in Liguria si giunse a paragonarli, durante un comizio nella campagna elettorale del 1948, al fuorilegge Salvatore Giuliano che nei tristi anni del dopoguerra infestava la Sicilia con la sua banda. Fu così che almeno un quarto degli Esuli, alle prese con i problemi drammatici della casa e del lavoro, decise di lasciare l’Italia, il più delle volte per destinazioni oltremare (soprattutto Stati Uniti, Canada, Sudamerica ed Australia) dove furono costretti a confrontarsi con ulteriori incomprensioni, fame e miseria, ma dove riuscirono ad affermare una straordinaria dignità ed in alcuni casi a costruire importanti fortune.

    L’ultima ondata, dopo uno stillicidio che era continuato di anno in anno, sopravvenne nello scorcio conclusivo del 1954, quando il ritorno di Trieste all’amministrazione italiana coincise con la conferma di quella jugoslava nella Zona “B” ed il conseguente esodo da Capodistria e dalle altre cittadine nord-occidentali dell’Istria: Buie, Cittanova, Pirano, Portorose, Umago. Del resto, le violenze erano proseguite per anni, ben oltre la fine della guerra, persino con uccisioni di vecchi, di donne e addirittura di invalidi, ed avevano trovato una triste espressione simbolica proprio a Capodistria, dove il Vescovo Mons. Antonio Santin venne aggredito e picchiato a sangue.

    Giova aggiungere che fra i Martiri triestini del 1953, definiti “gli ultimi Caduti del Risorgimento” perché avevano affrontato in uno scontro drammatico la polizia del Governo Militare Alleato con la sola arma della fede nell’Italia, i giovanissimi Piero Addobbati e Leonardo Manzi appartenevano a famiglie originarie dell’Istria e di Fiume.

    Per lunghi anni, il dramma giuliano e dalmata è stato pervicacemente ignorato, perché la Jugoslavia leader dei 44 Paesi “non allineati” (tutti extra-europei ad eccezione della Repubblica federativa) era un’interlocutrice privilegiata dell’Occidente, ma nello stesso tempo perché si presumeva che la sua esperienza politica ed economica basata sull’autogestione potesse costituire una terza via praticabile con successo mentre avrebbe condotto al disastro, e si voleva ignorare che il clima di violenza era ben lungi dall’essere estirpato. Negli anni ottanta, quando Tito era ormai scomparso, la denunzia delle torture figurava sempre all’ordine del giorno: un intellettuale dissidente come Mirko Vidovic, pur naturalizzato francese, era stato catturato con l’inganno e condannato a diversi anni di carcere per avere scritto poesie ritenute offensive per il regime, mentre un sacerdote di Lubiana era stato messo in prigione per avere dato alle stampe un libro di preghiere. Dal canto suo, l’Italia doveva piangere una nuova Vittima, il pescatore Bruno Zerbin ucciso nel 1988 per la cosiddetta “guerra del pesce” nell’Alto Adriatico, mentre un esponente di spicco della Resistenza slava, all’epoca assai popolare, Ljubiscia Veselinovic, si suicidava in segno di protesta contro la corruttela e le degenerazioni di un sistema alla vigilia della fine.

    Gli Esuli, dopo decenni di delusioni, offese ed ostracismi, culminati nel trattato di Osimo del 1975 (quando il Presidente della Repubblica Giovanni Leone volle assicurare ad una Delegazione triestina che non lo avrebbe controfirmato mentre qualche ora prima lo aveva già sottoscritto), ma elisi almeno moralmente dalla memorabile udienza collettiva che il Santo Padre Giovanni Paolo II volle concedere un decennio più tardi, hanno potuto fruire, dopo un sessantennio, di un atto pur tardivo di giustizia grazie all’istituzione del “Giorno del Ricordo” avvenuta con la Legge 30 marzo 2004 n. 92 che fu votata quasi all’unanimità dal Parlamento italiano (alla Camera i contrari si fermarono a 15). Se non altro, ne è derivata una conoscenza più diffusa di ciò che accadde “quando la Venezia Giulia e l’Istria furono sacrificate alla ragione di Stato”. Molto, peraltro, resta da fare: per dirne una, la legge 15 febbraio 1989 n. 54, che fa divieto di dichiarare “nati in Jugoslavia” coloro che avevano visto la luce prima del 15 settembre 1947 nei territori già appartenenti alla sovranità italiana, è rimasta sulla carta pur avendo una valenza esclusivamente morale e non comportando impegni finanziari specifici.

    Diversamente da quanto afferma una “vulgata” tuttora in essere, l’Esodo non ebbe affatto carattere volontario, al pari di quelli non meno drammatici che interessarono i finlandesi della Carelia, i profughi baltici ed i tedeschi di Brandeburgo, Pomerania, Slesia e Sudeti, con la differenza non marginale di essersi protratto, sia pure con diversi livelli di flusso, per oltre un decennio, quasi a significare che le violenze non ebbero soluzione di continuità ma si protrassero ben oltre i fatti bellici e ben oltre l’affievolimento del diritto positivo che la guerra regolarmente e tristemente comporta.

    E’ appena il caso di ricordare che non hanno fondamento condividibile le teorie negazioniste e giustificazioniste sostenute, con particolare riguardo alle seconde, da significative seppure minoritarie espressioni storiografiche. Quando si ode affermare che le foibe sarebbero state l’effetto di vessazioni compiute dagli italiani a danno degli slavi e si sente rammentare che la Jugoslavia, a norma dell’art. 15 del trattato di pace, chiese all’Italia la consegna di ben 447 criminali di guerra, non si può fare a meno di notare che l’Unione Sovietica ne chiese dodici, l’Etiopia dieci, la Grecia sei e l’Albania tre. Allora, delle due l’una: o il comportamento degli italiani fu largamente discriminatorio in senso peggiorativo proprio nei confronti della Jugoslavia, cosa oggettivamente incomprensibile, o le accuse di Belgrado ebbero carattere strumentale. Del resto, non furono poche le Vittime che operavano nelle file della Resistenza: a parte l’episodio ben noto di Porzus e la strage degli osovani che vi fu consumata, diversi esponenti significativi della sinistra istriana e giuliana come Pino Budicin o Lelio Zustovich pagarono con la vita la contrarietà all’annessione della propria terra da parte jugoslava.

    In realtà, il progetto di Tito, pur salvaguardando una matrice collettivista, non fu alieno da ricorrenti suggestioni nazionali, assai diffuse a livello popolare quanto lontane dall’ortodossia marxista, tanto da incorrere già dal 1948 nella scomunica del Cominform. Avvicinando la Jugoslavia all’Occidente, questo fu un ulteriore ostacolo, certamente non marginale, al perseguimento delle attese giuliane, istriane e dalmate ed in primo luogo a quelle di natura morale come l’ammissione del trattamento inumano riservato agli Italiani, al pari di quanto avrebbe fatto il Cancelliere tedesco Willy Brandt davanti al monumento dell’Olocausto. Lo stesso dicasi per la tutela delle tombe dislocate nei 300 cimiteri dei territori perduti: un’attesa prioritaria che coinvolge da sempre tutto il mondo dell’Esodo e non solo quello interessato alla pur legittima richiesta di indennizzo o restituzione dei beni.

    L’equivoco secondo cui i profughi venivano considerati “fascisti della peggiore specie” è stato duro a morire perché si ignoravano le reali motivazioni dell’Esodo e si voleva credere che costoro, lasciando la Jugoslavia, avessero abbandonato un eldorado. Non a caso, quasi duemila illusi, i cosiddetti “monfalconesi”, fecero il percorso inverso, per lo più spontaneamente, emigrando nella Repubblica federativa per lavorare nei cantieri e nelle fabbriche di Tito, soprattutto a Fiume, ma facendo una brutta fine dopo la svolta del 1948 quando pagarono duramente la fedeltà allo stalinismo, rinchiusi nei campi di prigionia e di “rieducazione” come quello davvero agghiacciante dell’Isola Calva e riuscendo a rientrare in Italia, nella migliore delle ipotesi, dopo anni di sofferenze e di stenti. Gli Esuli, in realtà, erano italiani tutti d’un pezzo che avevano dovuto coniugare sentimento e necessità per non cedere a violenze indiscriminate compiute, non è male ribadirlo, anche nei confronti degli jugoslavi dissidenti, a loro volta emigrati in massa per mettersi in salvo.

    Conviene ricordare che buona parte di costoro, al pari delle Vittime infoibate od altrimenti assassinate, era nullatenente: accanto ad alcuni proprietari terrieri, esponenti del mondo economico, pubblici funzionari ed insegnanti, un’ampia maggioranza era costituita da medici, infermieri, impiegati, operai, agricoltori, ferrovieri, pescatori, studenti, pensionati e casalinghe. Basti dire che trovarono atroce morte nelle Foibe, fra gli altri, i bidelli, le collaboratrici domestiche, i venditori ambulanti e persino gli spazzacamini: ulteriore dimostrazione, se per caso ve ne fosse bisogno, del disegno di pulizia etnica perseguito a carico di tutti coloro che non intendevano riconoscersi nel nuovo corso, a prescindere dall’appartenenza a questa o quella classe. Vennero infoibati persino alcuni contadini, incolpati di avere venduto ai Carabinieri i prodotti della terra.

    Per completare il panorama, è congruo aggiungere che i profughi non sono stati mai risarciti, nemmeno sul piano simbolico. Al di là del “Giorno del Ricordo” sono tuttora in essere incomprensioni e falsità che avrebbero potuto essere elise con un minimo di buona volontà: a parte la citata questione anagrafica, si pensi agli errori che si trovano in alcuni testi scolastici come quelli secondo cui nel 1947 la Venezia Giulia sarebbe stata “restituita” alla Jugoslavia senza che questo Paese, oltre tutto inesistente fino al 1919, l’avesse mai posseduta. Considerazioni analoghe valgono per la tutela delle tombe e dei monumenti italiani in Croazia e Slovenia: con le sparute disponibilità finanziarie finora concesse, i soli interventi di manutenzione ordinaria si potrebbero completare dopo oltre un secolo! Nel frattempo, i sepolcri espunti dai vecchi cimiteri in aderenza ad una legislazione miope, priva di quella “pietas” che ha caratterizzato tanti contesti civili anche in costanza di trasferimenti della sovranità, sono sempre all’ordine del giorno.

    Non meno amara è la sorte dei beni nazionalizzati dal regime, che sono stati oggetto di indennizzi minimi da parte dell’Italia, assai lontani da quei valori “equi e definitivi” garantiti a più riprese da Governi di varia estrazione politica ma rimasti regolarmente nel mondo delle idee: eppure, detti beni avevano “costituito una quota determinante dei pagamenti effettuati in conto danni di guerra corrisposti alla Jugoslavia”. In altri termini, se l’Esodo istriano e giuliano si è concluso fisicamente da almeno mezzo secolo, i suoi effetti sono sempre vivi nella memoria e nella sensibilità dei profughi e dei loro eredi, che, pur consapevoli dell’importanza morale assunta dalla legge del 2004, si chiedono fino a quando dovrà continuare questa sorta di esilio civile, giuridico, umano: in una parola, etico – politico.

    Il “Giorno del Ricordo” – per parecchi aspetti – costituisce un atto dovuto: ad esempio, per quanto concerne la concessione dei riconoscimenti (senza assegni) agli eredi delle Vittime, prevista nei primi dieci anni di vigenza della legge istitutiva e quindi fino al 2014. E’ un attestato ufficiale, sia pure tardivo, delle sofferenze che i profughi hanno dovuto sopportare per compiere una scelta di civiltà e per rimanere fedeli alla patria.

    Invece, per il vasto mondo dell’Esodo, ed alla luce della Legge n. 92 per lo stesso legislatore italiano, non esistono termini di alcun genere posti all’obbligo di trasmettere, senza riserve dubitative od avversative che non possono avere diritto di cittadinanza, la memoria di tante vicende individuali e collettive appartenenti ad una grande tragedia umana.

    Ciò, con l’intento di esorcizzarli per sempre e prevenirne iterazioni solo apparentemente improbabili: la storia è suffragata da documenti inoppugnabili, ma la realtà contemporanea dimostra che nel mondo continuano ad esistere tante sacche di violenza e di ripudio delle “alte non scritte ed inconcusse leggi” che trascendono il diritto positivo e vivono nel cuore dell’uomo.

    E’ un ottimo motivo in più per concludere con un messaggio di fede nella giustizia e prima ancora, di permanente speranza nella maturazione delle coscienze.

    carlo cesare montani

  • Ricerca a cura di figli e nipoti di Caduti e di Esuli – VOLONTARI per ricordare e non dimenticare

    Città d’Italia che hanno onorato i Martiri , infoibati, annegati, fucilati, dispersi
    in Istria, Fiume e Dalmazia
    in tempo di guerra ed in tempo di pace
    Un sentito ringraziamento a tutte le Amministrazioni che hanno onorato i Caduti delle Foibe
    ABBIATEGRASSO (Milano) Parco Martiri delle Foibe
    ABETONE (Pistoia) Scuola Norma Cossetto
    ACQUAVIVA DELLE FONTI (Bari) Via Martiri delle Foibe
    ACQUI TERME (Alessandria) Piazza Martiri delle Foibe
    ALBA (Cuneo) Giardini Vittime delle Foiba
    ALBANO SANT’ALESSSADRO (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
    ALBIGNASEGO (Padova) Viale Martiri delle Foibe
    ALESSANDRIA Via Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati
    ALESSANDRIA Via Vittime delle Foibe
    ALGHERO (Sassari) Piazza Antonio Sanna
    ALGHERO fraz. Fertilia (Sassari) Via Martiri delle Foibe
    ALLERONA scalo (Terni) Largo Martiri delle Foibe
    ALTAMURA (Bari) Via Caduti delle Foibe
    ALTAVILLA VICENTINA fraz. Tavernelle (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    ANCONA Scalinata Italiani di Istria Fiume e Dalmazia
    ANDRIA (Barletta/Andria/Trani) Attesa delibera – Via Martiri istriani
    ANTRODOCO (Rieti) Giardino Martiri delle Foibe
    Aosta
    AREZZO Largo Martiri delle Foibe
    ARONA (Novara) Largo Martiri delle Foibe
    ASCOLI PICENO Largo Martiri delle Foibe
    ASSISI – S.Maria degli Angeli (Perugia) Via Martiri delle Foibe
    ATESSA (Chieti) proposta (attesa delibera)
    AVEZZANO (L’Aquila) Via Martiri delle Foibe
    BADIA POLESINE (Rovigo) Via Martiri delle Foibe
    BARANZATE (Milano) Giardino Martiri delle Foibe
    BARI Via Martiri delle Foibe
    BASCHI (Terni) Piazza Martiri delle Foibe
    BASSANO DEL GRAPPA (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    BAUCINA (Palermo) Via Martiri delle Foibe
    BELLUNO Piazzale Vittime delle Foibe
    BENEVENTO Piazzale Martiri delle Foibe
    BETTOLA (Piacenza) Scalinata Martiri delle Foibe
    BETTONA (Perugia) Via Martiri delle Foibe
    BIASSONO (Monza-Brianza) Via Martiri delle Foibe – Istria (1943 – 47)
    BOLOGNA Giard. Martiri d’Istria, V.G. e Dalmazia
    BOLOGNA Rotonda Martiri delle Foibe
    BOLZANO Ricordo agli Esuli
    BONATE SOPRA (Bergamo) Parco Martiri delle foibe
    BONORVA (Sassari) Via Antonio Sanna
    BORGO SAN DALMAZZO (Cuneo) Piazza Vittime delle Foibe
    BOVA MARINA (Reggio Calabria) Carabiniere Giuseppe Arconti
    BRA (Cuneo) Piazza Martiri delle Foibe
    BRESCIA Via Martiri delle Foibe
    BRESCIA Via Vittime d’Istria, Fiume e Dalmazia
    BRINDISI Via Martiri delle Foibe
    BRONI (Pavia) Via Martiri delle Foibe
    BRUGHERIO (Monza-Brianza) Parco Martiri delle Foibe
    BUDRIO fraz. di Cento (Bologna) Via Vittime delle Foibe
    BUSSOLENGO (Verona) Viale Martiri delle Foibe
    BUSTO ARSIZIO(Varese) Via dei Giuliani e Dalmati
    CAGLIARI Parco dei Martiri delle Foibe
    CAGLIARI (Cimitero di San Michele) In memoria dei Martiri Italiani trucidati nelle Foibe
    CALCINAIA fraz. Fornacette (Pisa) Via Vittime delle Foibe
    CALCINATO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
    CALENDASCO (Piacenza) proposta attesa delibera
    CALOLZIOCORTE (Lecco) Parco Martiri delle Foibe
    CAMAIORE (Lucca) Via Martiri delle Foibe
    CAMOGLI (Genova) Scalinata Martiri delle Foibe
    CAMPAGNATICO (Grosseto) Via Martiri d’Istria
    CAMPELLO SUL CLITUNNO fraz. di Pettino (Perugia) Via Norma Cossetto
    CAMPIGLIA MARITTIMA fraz. Venturina (Livorno) Via Martiri delle Foibe
    Campobasso
    CAMPOSAMPIERO (Padova) Corso Martiri delle Foibe
    CANICATTI (Agrigento) Via Angelo Garlisi – Agente scelto
    CANICATTI (Agrigento) Via Antonio Di Gioia – Carabiniere
    CANNARA (Perugia) Piazza Martiri delle Foibe
    CARAPELLE (Foggia) Via Martiri delle Foibe
    CARATE BRIANZA (Monza e Brianza) Piazzale Martiri delle Foibe
    CARDITO (Napoli) Via Martiri delle Foibe
    CARPENETO (Alessandria) proposta attesa delibera
    CARPI (Fossoli) (Modena) T. in ricordo degli Esuli Istriani e Dalmati
    CASACALENDA (Campobasso) Largo Martiri delle Foibe
    CASALE MONFERRATO (Alessandria) Via Vittime delle Foibe
    CASALVECCHIO SICULO (Messina) Via Ten. Carmelo Principato – 1940 – 1945 (infoibato)
    CASERTA Via Martiri delle Foibe
    CASERTA fraz. Tuoro Via Martiri delle Foibe
    CASPERIA (Rieti) Piazza Martiri delle Foibe
    CASSANO DELLE MURGE (Bari) P. Martiri delle Foibe -‘Esodo Istriano-giuliano-dalmata
    CASTEL MAGGIORE (Bologna) Rotonda Martiri delle Foibe
    CASTELFRANCO EMILIA (Modena) Via Martiri delle Foibe
    CASTELLABATE fraz. Lago di Castellabate (Salerno) Via Martiri delle Foibe
    CASTELLABATE fraz.. San Marco (Salerno) Via Giovanni Romito – Vittima delle Foibe
    CASTELLABATE fraz.. San Marco (Salerno) Via Norma Cossetto
    CASTELLAMONTE (Torino) Via Martiri delle Foibe
    CASTELLANETA (Taranto) Via Martiri delle Foibe
    CASTELL’AZZARA (Grosseto) Via Martiri d’Istria
    CASTELNUOVO DEL GARDA (Verona) Via Martiri delle Foibe
    CASTIGLIONE DELLE STIVIERE (Mantova) Via Martiri delle Foibe
    CATANIA Via Martiri delle Foibe
    Catanzaro
    CEGLIE MESSAPICA (Brindisi) Via Martiri delle Foibe
    CERESARA (Mantova) Via Martiri delle Foibe
    CERVETERI (Roma) Via Martiri delle Foibe
    CERVIA (Ravenna) Parco Martiri delle Foibe
    CERVIGNANO (Udine) Piazza dell’esodo istriano, Giuliano e Dalmata
    CESENA (S. Mauro in Valle)(Forlì-Cesena) Giardino Vittime delle Foibe
    CEVA (Cuneo) Parco Martiri delle Foibe
    CHIARI (Brescia) Piazzetta Martiri delle Foibe
    CHIOGGIA (Venezia) Giardini all’Esule istriano, giuliano e dalmata
    CHIOGGIA (Venezia) Piazzale Martiri delle Foibe
    CHIUPPANO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    CHIVASSO (Torino) Via Martiri d’Istria e Dalmazia
    CISTERNA DI LATINA (Latina) P. Martiri delle Foibe – esuli di Istria, Fiume e Dalmazia
    CITTA’ DI CASTELLO (Perugia) Via Martiri delle Foibe
    CIVITANOVA MARCHE (Macerata) Via Martiri delle Foibe
    CIVITAVECCHIA (Roma) Parco Martiri delle Foibe – Parco Uliveto
    COGGIOLA (Biella) Largo Vittime delle Foibe
    COGOLETO (Genova) Piazza Martiri delle Foibe
    COLLEFERRO (Roma) Piazzale Martiri delle Foibe
    COLLEGNO (Torino) Giardino Esuli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia
    COMO Piazza Martiri Foibe Istriane
    COMO Rondello Don Angelo Tarticchio
    COMO fraz. Albate Giardini Martiri italiani delle Foibe istriane
    CONEGLIANO (Treviso) Via Martiri delle Foibe
    COPERTINO (Lecce) Via Martiri delle Foibe
    CORNAREDO (Milano) Via Vittime delle Foibe
    CORNATE D’ADDA (Monza/Brianza) Via Martiri delle Foibe
    CORROPOLI (Teramo) Piazza Martiri delle Foibe
    CORTEMAGGIORE (Piacenza) Via Martiri delle Foibe
    COSTA VOLPINO (Bergamo) Parco Martiri delle Foibe
    COSTABISSARA (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    CREAZZO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    CREMA (Cremona) Piazza Istria e Dalmazia
    CRESCENTINO (Vercelli) Via Martiri delle Foibe
    DANTA DI CADORE (Belluno) Via Vittime delle Foibe
    DESENZANO DEL GARDA (Brescia) Via Martiri Italiani delle Foibe
    DESIO (Monza e Brianza) Via Martiri delle Foibe
    DOMODOSSOLA (Verbano-Cusio-Ossola) Piazzale Vittime delle Foibe Istriane
    DUE CARRARE (Padova) Piazza Norma Cossetto – Martire delle Foibe
    FABRIANO (Ancona) Via dei Martiri delle Foibe Istriane
    FAENZA (Ravenna) Piazza Vittime delle Foibe
    FANO (Pesaro Urbino) Via Norma Cossetto-Martire delle Foibe (1920-1943)
    FARA DI SOLIGO (Treviso) Via Martiri delle Foibe
    FERMO Largo Vittime delle Foibe
    FERRARA Via Martiri delle Foibe
    FIDENZA (Parma) Via Martiri delle Foibe
    FIRENZE Largo Martiri delle Foibe
    FOGGIA Piazza dei Martiri Triestini
    FOLIGNO (Perugia) Piazzale Martiri delle Foibe
    FONDI (Latina) P.Martiri delle Foibe/Eroi Caduti per la Patria
    FONTANIVA (Padova) Via Martiri delle Foibe
    FORLI’ (Forlì-Cesena) Via Martiri delle Foibe
    FORMIA (Latina) proposta attesa di delibera
    FORTE DEI MARMI (Lucca) Piazza Martiri delle Foibe
    FORZA d’AGR0′ (Messina) Proposta attesa delibera
    FOSSANO (Cuneo) P. Norma Cossetto – Vittima delle Foibe (1920-1943)
    FOSSO’ (Venezia) Via Martiri Giuliani e Dalmati
    FRANCAVILLA AL MARE (Chieti) Via Martiri delle Foibe
    FROSINONE Piazza Martiri delle Foibe
    FURCI SICULO (Messina) Proposta attesa delibera
    GALATINA (Lecce) P.Vittime delle Foibe
    GALATONE (Lecce) Via Martiri delle Foibe (attesa aut. Pref.)
    GALLIATE (Novara) Via 10 febbraio 1947 – Vittime delle Foibe
    GATTINARA (Vercelli) Piazza Martiri delle Foibe
    GAVIRATE (Varese) Piazza Martiri delle Foibe 1943 – 1945
    GAVORRANO (Grosseto) Via Martiri d’Istria
    GENOVA Passo Vittime delle Foibe
    GHEDI (Brescia) Via Martiri delle Foibe
    GHEMME (Novara) Parco Norma Cossetto
    GORIZIA Largo Martiri delle Foibe
    GORIZIA Via Norma Cossetto – Martire delle Foibe (1920-1943)
    GOSSOLENGO (Piacenza) proposta attesa delibera
    GOZZANO (Novara) Via Vittime delle Foibe
    GRADO (Gorizia) Piazza Martiri delle Foibe (pass. a mare)
    GRAGNANO TREBBIENSE (Piacenza) Via Martiri delle Foibe – delibera ……
    GRAVINA DI CATANIA (Catania) Via Vittime delle Foibe
    GROSSETO Piazza Martiri delle Foibe Istriane
    GRUGLIASCO (Torino) Giardino Vittime delle Foibe
    GRUMOLO DELLE ABBADESSE (Vicenza) Piazza Norma Cossetto
    GUAGNANO (Lecce) Via Martiri delle Foibe (aut.Pref. 29548 del 24.06.2009)
    GUIDONIA MONTECELIO – Villalba (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
    IMOLA (Bologna) Giardini Martiri delle Foibe
    IMPERIA Giardini Martiri delle Foibe
    JESI (Ancona) Piazza Martiri delle Foibe
    JESI (Ancona) Via Martiri delle Foibe
    JESOLO (Venezia) Viale Martiri delle Foibe
    LA SPEZIA Piazzetta Martiri delle Foibe
    LAMEZIA TERME (Catanzaro) Via Martiri delle Foibe
    LANCIANO (Chieti) Largo Martiri delle Foibe
    LANDIONA (Novara) Via Martiri delle Foibe
    L’AQUILA (fraz. Cansatessa) Via Norma Cossetto
    LARIANO (Roma) proposta attesa delibera
    LATERZA (Taranto) Via Martiri delle Foibe
    LATINA Piazzale Martiri delle Foibe
    LATINA Viale Martiri di Dalmazia
    LATISANA (Udine) Via Martiri delle Foibe
    LAVAGNO fraz. San Pietro (Verona) Via Martiri delle Foibe
    LAZZATE (Monza-Brianza) Largo Martiri delle Foibe
    LECCE Via Martiri delle Foibe
    LECCO Riva Martiri delle Foibe
    LEGNAGO (Verona) Via Norma Cossetto
    LEINI’ (Torino) Via Martiri delle Foibe
    LEONESSA (Rieti) Largo dei Martiri delle Foibe Istriane
    LESINA (Foggia) Piazza Vincenzo De Ninno finanziere – Martire delle Foibe
    LESMO (Monza/Brianza) Via Martiri delle Foibe
    LICATA (Agrigento) Piazzale Martiri delle Foibe
    LIMBIATE (Monza-Brianza) Piazza Martiri delle Foibe
    LIMENA (Padova) Biblioteca Norma Cossetto
    LISSONE (Monza-Brianza) Piazza Martiri delle Foibe
    LIVORNO (frax. Antignano) Largo Vittime delle Foibe
    LOANO (Savona) Via Martiri delle Foibe
    LOCRI (Reggio Calabria) Via Martiri delle Foibe
    LONIGO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    LUCCA Via Martiri delle Foibe
    MACERATA Via Vittime delle Foibe
    MAGENTA (Milano) Parco ai Martiri delle Foibe
    MAIOLATI SPONTINI (Ancona) Largo Martiri delle Foibe
    MANDANICI (Messina) P.Carabiniere Domenico Bruno-Martire delle Foibe
    MANFREDONIA (Foggia) proposta attesa delibera
    MANTOVA Giardini Vittime delle Foibe e profughi giuliani, istriani e dalmati
    MAPELLO (Bergamo) Via Esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia
    MAPELLO (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
    MARCELLINA (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
    MARINO (Roma) Piazzale Caduti delle Foibe
    MARSALA (Trapani) Via Gaspare Stassi – Finanziere
    MARTIGNACCO (Udine) Piazzale Martiri delle Foibe
    MASSA (Massa-Carrara) Parco del ricordo ai Martiri delle Foibe.
    MAZARA DEL VALLO (Trapani) Via Martiri delle Foibe
    MAZZANO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
    MELISSANO (Lecce) P. Martiri delle Foibe
    MESENZANA (Varese) Largo Martiri delle Foibe
    MESSINA P. Martiri delle Foibe, Esuli di Istria Fiume Dalmazia
    MILANO Largo Martiri delle Foibe
    MILANO Via Martiri Triestini
    MIRANDOLA (Modena) Via Martiri delle Foibe
    MIRANO (Venezia) Piazza Martiri delle Foibe
    MODENA Via Martiri delle Foibe
    MODUGNO (Bari) Parco del Ricordo delle Foibe
    MOGLIANO VENETO (Treviso) Via Martiri delle Foibe
    MONCALIERI (Torino) Via Vittime delle Foibe
    MONDOVI’ (Cuneo) Giardini Martiri delle Foibe
    MONSELICE (Padova) Via Martiri delle Foibe
    MONTALE (Pistoia) Via Vittime delle Foibe
    MONTE PORZIO (Pesaro) Via Martiri delle Foibe
    MONTEBELLUNA (Treviso) Vicolo Martiri Giuliani e Dalmati
    MONTECASSIANO (Macerata) Piazzale Martiri delle Foibe
    MONTECCHIO MAGGIORE (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    MONTECOMPATRI (Roma) Via dieci Febbraio
    MONTEFIORINO fraz. Casola (Modena) P. Lindo Bertogli (carabiniere Martire di Malga Bala)
    MONTELUPONE (Macerata) Via Martiri delle Foibe
    MONTEMURLO (Prato) Via Martiri delle Foibe (sottopasso)
    MONTEROTONDO (Roma) Largo Martiri delle Foibe
    MONTESILVANO (Pescara) Via Martiri delle Foibe
    MONTESILVANO (Pescara) Via Pieramico Antonio Martire delle Foibe
    MONTEVARCHI (Arezzo) Giardino Martiri dell’Istria
    MONTIGNOSO (Massa e Carrara) P.Martire delle Foibe – Guardia di PS Mario Buffoni
    MORTARA (Pavia) Via Martiri delle Foibe
    MOZZECANE (Verona) Via Martiri delle Foibe
    MUGGIA (Trieste) Rotonda Martiri delle Foibe
    MUGNANO DI NAPOLI (Napoli) Via Vittime delle foibe
    NANTO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    Napoli
    NARDO’ (Lecce) Piazzale Martiri delle Foibe
    NARNI (Terni) Via Norma Cossetto – Martire delle Foibe (1920-1943)
    NEPI (Viterbo) Parco Martiri delle Foibe
    NERVIANO (Milano) Via Martiri delle Foibe
    NETTUNO (Roma) proposta Via Martiri delle Foibe
    NISCEMI (Caltanisetta) P.za Martiri delle Foibe di Istria, Dalmazia e V.G.
    NIZZA DI SICILIA (Messina) Proposta attesa delibera
    NOCERA UMBRA (Perugia) Via Martiri delle Foibe
    NOCETO (Parma) Via Martiri delle Foibe
    NOVARA Via Vittime delle Foibe
    NOVATE MILANESE Giardino Martiri delle Foibe
    NOVENTA VICENTINA (Vicenza) Via Vittime delle Foibe
    NOVOLI (Lecce) Via Martiri delle Foibe (aut. Pref. 38522 del 25.5.2010)
    ORIA (Brindisi) Via Martiri delle Foibe
    ORIOLO ROMANO (Viterbo) proposta attesa di delibera
    ORISTANO Via Martiri delle Foibe
    ORTONA (Chieti) Via Martiri delle Foibe
    OSPITALETTO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
    OSTRA VETERE (Ancona) Giardino Martiri delle Foibe
    OZIERI (Sassari) Via Martiri delle Foibe
    PADOVA Passaggio Martiri delle Foibe
    PADOVA Via Martiri Giuliani e Dalmati
    PADOVA Via Pietro e Nicolò Luxardo
    PADOVA Via Riccardo Gigante
    PADOVA (Università) Ricordo degli Esuli e di Norma Cossetto
    PAGLIARA (Messina) Proposta attesa delibera
    PAGNACCO (Udine) Piazzale Martiri delle Foibe (Istria 1943 -47)
    PALAZZOLO SULL’OGLIO (Brescia) Piazza Martiri delle Foibe Istriane
    Palermo Villa Martiri delle Foibe
    PALOMBARA SABINA (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
    PARMA Via Martiri delle Foibe (d. 1173 – 11.9.09)
    PASIAN DI PRATO (Udine) Via Martiri delle Foibe
    PERUGIA Via Vittime delle Foibe (Parco)
    PESARO (Pesaro-Urbino) Parco Esuli Giuliano-Dalmati
    PESCARA Piazza Martiri Dalmati e Giuliani
    PESCHIERA DEL GARDA (Verona) Via Caduti delle Foibe
    PIACENZA  (Piacenza) Giardino del Ricordo ai Martiri delle foibe
    PIEDIMONTE MATESE (Caserta) Via Martiri delle Foibe – (attesa Delibera)
    PIETRASANTA (Lucca) Piazza Martiri delle Foibe
    PIGNATARO MAGGIORE (Caserta) Via Caduti delle Foibe
    PIOMBINO (Livorno) Proposta attesa delibera
    PIOVE DI SACCO (Padova) Via Martiri delle Foibe
    PISA Rotonda Martiri delle Foibe
    PISOGNE (Brescia) Via Martiri delle Foibe
    PISTOIA Via Vittime delle Foibe
    POGGIARDO (Lecce) Via Martiri delle Foibe (1943 – 1945)
    POGGIBONSI (Siena) Via X febbraio
    POGGIORSINI (Bari) Via Martiri delle Foibe
    POMEZIA (Roma) Via Martiri delle Foibe
    PONTE DELL’OLIO (Piacenza) Via Martiri delle Foibe – delibera?
    PONTE SAN PIETRO (Bergamo) Piazza Martiri delle Foibe
    PONTEDERA (Pisa) Via Caduti delle Foibe
    PONTENURE (Piacenza) attesa di delibera
    PONTREMOLI (Massa – Carrara) Piazza Martiri delle Foibe
    PORDENONE Pedonale/ciclabile Martiri delle Foibe
    PORRETTA TERME (Bologna) Piazza Martiri delle Foibe
    PORTOFERRAIO (Livorno) Via Martiri delle Foibe
    PORTOGRUARO (Venezia) Via Vittime delle Foibe
    PORTOMAGGIORE (Ferrara) Via Martiri delle Foibe
    Potenza
    POVOLETTO (Udine) Ponte Martiri delle Foibe
    PRATO Via Martiri delle Foibe
    PRESSANA (Verona) Via Martiri delle Foibe
    PRIVERNO (Latina) Giardino Martiri delle Foibe
    PUTIGNANO (Bari) Via Martiri delle Foibe
    RACCONIGI (Cuneo) Via Martiri delle Foibe
    RAPALLO (Genova) Piazzale Martiri delle Foibe
    RAVENNA fraz. Porto Corsini Parco Martiri delle Foibe
    RECANATI (Macerata) Via Martiri delle Foibe
    RECETTO (Novara) Via Vittime delle Foibe
    REGGELLO (Firenze) Via Caduti delle Foibe
    REGGIO EMILIA Via Martiri delle Foibe
    REGGIO EMILIA fraz. Coviolo Viale Martiri delle Foibe
    REVERE (Mantova) Via Martiri delle Foibe
    RICCIONE (Rimini) Piazzale Martiri delle Foibe
    RIVA DEL GARDA (Trento) Largo Caduti delle Foibe
    RIVAROLO CANAVESE (Torino) Via Martiri delle Foibe
    RIVERGARO (Piacenza) attesa delibera
    ROBECCO SUL NAVIGLIO, fraz. Cascinazza (Milano) Via Martiri delle Foibe
    ROCCALUMERA (Messina) Piazzetta Vittime delle Foibe
    ROMA Giuseppe Tosi Martire istriano (T)
    ROMA Via Icilio Bacci
    ROMA Via Riccardo Gigante
    ROMA (Fondovalle) attesa di delibera
    ROMA (Laurentina) Largo Vittime delle Foibe istriane
    RONCHI DEI LEGIONARI (Gorizia) Piazzale Martiri delle Foibe
    RONCO ALL’ADIGE (Verona) Via Martiri delle Foibe
    ROSA’ (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    ROTTOFRENO (Piacenza) Via Martiri delle Foibe – attesa delibera
    ROVATO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
    ROVERETO (Trento) Largo Vittime delle Foibe 1943 – 1947
    ROVIGO quart. Tassina via cossetto n.
    RUVO DI PUGLIA (Bari) Via Martiri delle Foibe
    SABAUDIA (Latina) Largo dei Martiri delle Foibe
    SACROFANO (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
    SALO’ (Brescia) Galleria Martiri delle Foibe
    SALO’ (Brescia) Via Martiri delle Foibe
    SAN BONIFACIO (Verona) Piazza Martiri delle Foibe
    SAN DANIELE DEL FRIULI (Udine) Parco Martiri delle Foibe
    SAN DANIELE DEL FRIULI (Udine) Via Luxardo
    SAN DONA’ DI PIAVE -Calvecchia (VE) Via Martiri delle Foibe
    SAN GIORGIO IN BOSCO (Padova) Atrio di Villa Bembo – Norma Cossetto
    SAN GIORGIO PIACENTINO (Piacenza) Via Martiri delle Foibe – attesa delibera
    SAN GIOVANNI ILARIONE (Verona) Via Martiri delle foibe
    SAN GIOVANNI LUPATOTO (Verona) Parco Martiri delle Foibe
    SAN LAZZARO DI SAVENA (Bologna) Via Martiri delle Foibe
    SAN MARCO ARGENTANO (Cosenza) Via degli Esuli (attesa delibera)
    SAN MAURO TORINESE (Torino) Piazzale Martiri Italiani delle Foibe
    SAN MINIATO fraz. Ponte a Egola (Pisa) Via Vittime delle Foibe
    SAN PIETRO IN CERRO (Piacenza) attesa delibera
    SAN SEVERO (Foggia) Largo Vittime delle Foibe
    SANREMO (Imperia) Piazza Martiri delle Foibe
    SANTA MARGHERITA LIGURE (Genova) Giardini Vittime delle Foibe
    SANTA MARINELLA (Roma) Parco Martiri delle Foibe
    SANTA TERESA di RIVA (Messina) Via Martiri delle Foibe
    SANT’AGATA SUL SANTERNO (Ravenna) Via Martiri delle Foibe
    SANT’AMBROGIO SUL GARIGLIANO (Frosinone) In memoria dei Finanzieri trucidati nella Foiba di Basovizza
    SANT’ANGELO LODIGIANO (Lodi) Via Martiri delle Foibe
    SANT’ANTIOCO (Carbonia/Iglesias) Via Norma Cossetto
    SAONARA (Padova) Via Martiri Giuliani e Dalmati
    SARMATO (Piacenza) attesa delibera
    SASSARI Via Martiri delle Foibe
    SASSO MARCONI -Borgonuovo (Bologna) Piazzale Vittime delle Foibe
    SASSUOLO (Modena) Via Martiri delle Foibe
    SAVIGLIANO (Cuneo) Via Martiri delle Foibe
    SAVOCA (Messina) Proposta attesa delibera
    SCAFATI (Salerno) Via Martiri delle Foibe (Via delle Foibe)
    SCARLINO (Grosseto) Via Martiri d’Istria
    SCORZE’ (Venezia) Parco Martiri delle Foibe
    SEDICO (Belluno) Via Martiri delle Foibe
    SEGRATE (Milano) Parco Martiri delle Foibe
    SELCI Sabino (Rieti) Piazza Martiri delle Foibe
    SEREN DEL GRAPPA (Belluno) Via Vittime delle Foibe
    SERIATE (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
    SERVIGLIANO (Fermo) Via Martiri delle Foibe
    SESTO SAN GIOVANNI (Milano) Largo Martiri delle Foibe
    SETTIMO TORINESE (Torino) Via Vittime delle Foibe
    SICULIANA (Agrigento) Scuola Vasile Geraldo – Martire delle Foibe (attesa delibera)
    SIMERI CRICHI (Catanzaro) Piazza Vittime delle Foibe
    SINALUNGA (Siena) Piazzale Martiri delle Foibe
    SOVIZZO loc. Tavernelle (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    SULMONA (Aquila) Via Martiri Istriani Delle Foibe
    SURBO (Lecce) Largo Vittime delle Foibe
    TARANTO Piazzale Vittime delle Foibe
    TEMPIO PAUSANIA (Olbia-Tempio) Via Martiri delle Foibe Istriane
    TEOLO (Padova) Via Martiri delle Foibe
    TERAMO Via Martiri delle Foibe
    TERAMO fraz. Piano d’Accio Via Norma Cossetto
    TERMINI IMERESE (Palermo) Largo Martiri delle Foibe
    TERMOLI (Campobasso) Largo Martiri delle Foibe
    TERRALBA (Oristano) Piazza Martiri delle Foibe
    THIENE (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    THIESI (Sassari) V.Vittime delle Foibe (finanzieri A. Serra e G.Peralta)
    TOLMEZZO (Udine) L. Vittime delle Foibe ed Esuli di Istria, Fiume, Dalmazia
    TOMBOLO fraz. Onara (Padova) Via Martiri delle Foibe
    TORINO Giardini Vittime delle Foibe
    TORRE MAGGIORE Foggia) Via Martiri delle Foibe
    TORTONA (Alessandria) Giardini Esuli Istriani, Fiumani, Dalmati e Rimpatriati
    TRENTO Via Vittime delle Foibe
    TREVI (Borgo Trevi) Perugia Piazza Martiri delle Foibe
    TREVI (Perugia) Via Istriani
    TREVISO Via Esuli Giuliano-Dalmati
    TREVISO fraz. Santa Bona Piazza Martiri delle Foibe
    TREZZO SULL’ADDA (Milano) Parco Martiri delle Foibe
    TRICASE (Lecce) Via Martiri delle Foibe
    TRIESTE Largo don Francesco Bonifacio
    TRIESTE Largo don Francesco Bonifacio
    TRIESTE Via Norma Cossetto
    TRIESTE Viale Martiri delle Foibe
    TROFARELLO (Torino) Via Martiri delle Foibe
    TUGLIE (Lecce) Via Martiri delle Foibe
    UDINE Parco Vittime delle Foibe
    UGGIATE TREVANO (Como) P.10 febbraio – Vittime delle Foibe e dell’Esodo
    URGNANO (Bergamo) Piazza Martiri delle Foibe
    VALDOBBIADENE (Treviso) Parco Martiri delle Foibe
    VALEGGIO SUL MINCIO (Verona) Via Martiri delle Foibe
    VARESE Via Istria – Martiri delle Foibe
    VASTO MARINA (Chieti) Via Martiri Istriani
    VEDELAGO fraz. Casacorba (Treviso) Piazza Martiri delle Foibe
    VELLETRI (Roma) Via Martiri delle Foibe
    VENEZIA fraz. Marghera (Venezia) Piazzale Martiri Giuliano-Dalmati delle Foibe
    VENTIMIGLIA (Imperia) Giardini Martiri delle Foibe
    VERBANIA (Verbano-Cusio-Ossola) Parco Norma Cossetto (Medaglia d’Oro al Merito Civile)
    VERCELLI Via Martiri delle Foibe
    VERONA Fraz… Santa Lucia Golosine Piazza Martiri Istria e Dalmazia
    VETRALLA (Viterbo) attesa delibera
    VIAREGGIO (Lucca) Via Martiri delle Foibe
    VICENZA Largo Martiri delle Foibe
    VIGEVANO (Pavia) Via Martiri delle Foibe
    VIGONZA (Padova) Via Martiri delle Foibe
    VIGUZZOLO (Alessandria) Piazza Vittime delle Foibe
    VILLA SANT’ANGELO (L’Aquila) Vicolo Norma Cossetto
    VILLAFRANCA IN LUNIGIANA (Massa Carrara) Piazza Martiri delle Foibe
    VILLANOVA SULL’ARDA (Piacenza) Via Martiri delle Foibe
    VILLONGO (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
    VITERBO Largo Martiri delle Foibe Istriane
    VITTORIA fraz. Scoglitti (Ragusa) Via Martiri delle Foibe
    VITTORIO VENETO (Treviso) Via Martiri delle Foibe
    VOGHERA (Pavia) Via Martiri delle Foibe
    VOLPIANO (Torino) Via Vittime delle Foibe
    ZOAGLI (Genova) Scalinata Martiri delle Foibe

    IL PASSATO VIVE SEMPRE,
    PURCHÈ ANCHE UNO SOLO LO RICORDI

    “Solo i Morti hanno il diritto di perdonare.
    I vivi hanno il dovere di non dimenticare”
    (David Ben Gurion)