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Pesca sportiva in una riserva naturale:
Sel teme per la salvaguardia ambientale
e contesta la validità degli studi svolti

– Nella foto Anna Rozza  e Alvaro Dellera, esponenti del direttivo cremasco di Sinistra e Libertà e l’avvocato Cecilia Gipponi che ha seguito la questione giuridica.


Creare un laghetto di pesca sportiva in una zona di recupero ambientale: Sel punta i piedi e chiede chiarezza. La zona è quella delle ex cave Danesi per l’escavazione di argilla nel comune di Soncino, nei pressi del Naviglio della Melotta. Dopo la sospensione dell’attività le cave sono state trasformate in dodici laghetti naturalizzati: la loro funzione attuale è quella di recupero ambientale, sancita nel Piano di Governo Territoriale e attraverso specifiche tutele. Ora questi laghetti, sempre di proprietà privata, riscuotono rinnovato interesse dei proprietati che vorrebbero creare impianti di pesca a reddito; richiesta che è stata avallata dalla Provincia, suscitando però la preoccupazione degli enti a tutela dell’ambiente, i quali hanno richiesto una valutazione di incidenza affidata a tecnici privati con uno specifico bando. Gli studi svolti sono ora al vaglio della Regione, ma il responsabile del Circolo di Sinistra e Libertà di Crema Alvaro Dellera esprime alcune perplessità sulla faccenda sia in tema ecologico che sulle procedure burocratiche.

QUESTIONE AMBIENTALE

La Riserva che abbraccia il Naviglio della Melotta è un’area naturale protetta, unica nel suo genere che con il Pianalto di Romanengo e i Navigli Cremonesi copre una superficie di 1200 ettari. Unico nella provincia a livello naturalistico, il parco è stato identificato come sito di Importanza Comunitaria, seguito dalla zona delle ex cave Danesi; la tutela di questi luoghi è entrata a far parte del progetto di protezione Rete Natura 2000, lo strumento dell’Unione Europea  per la conservazione della biodiversità e  la difesa dell’ambiente. La richiesta di rendere i laghetti naturalizzati delle zone di pesca a pagamento risveglia la preoccupazione di Sel: “Non abbiamo nulla in contrario rispetto alla pesca sportiva, ma ci chiediamo quanto questa nuova funzione possa arrecare danno ai siti interessati” commenta Dellera citando le proteste di altre associazioni ambientaliste del territorio, “Questo luogo ha un’importanza straordinaria per la conservazione della biodiversità, è una riserva unica nella nostra Pianura, e come tale va tutelata al meglio”.

LA QUESTIONE TECNICA

La seconda critica mossa dal direttivo cremasco di Sel è rivolta al modo in cui è stata svolto lo studio d’incidenza necessario ad attivare l’impianto di pesca sportiva, che poi sarebbe passato al vaglio della Regione. A questo proposito la Provincia ha deciso di non affidare la valutazione ai propri tecnici e istituire un bando per affidare la valutazione a professionisti esterni: “E’ una scelta ingiustificata, i tecnici dello stesso assessorato all’ambiente sono altamente qualificati – commenta Dellera – senza contare che ognuna delle due valutazioni esterne è costata all’amministrazione 3 mila euro”; l’esponente di Sel avanza il timore che il bando sia nato per favorire l’esito positivo di una valutazione controversa in favore di interessi privati. Da qui nasce l’esposto mosso dal direttivo di Sinistra e Libertà per valutare l’effettiva correttezza delle procedure; l’ultima parola sta quindi alla Procura, che in caso di reato potrebbe perseguire l’azione intrapresa dalla Provincia.

Lidia Gallanti

 

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