Cronaca
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Liberalizzazioni? Scettici i cremaschi
Le preoccupazioni di edicolanti,
farmacisti e benzinai. Il sindaco:
«Distruggeranno le città»

Il vento della liberalizzazione continua a soffiare, ma lo scetticismo non abbandona i diretti interessati, anche nel cremasco. Per risollevare il già sofferente Pil nazionale il pacchetto proposto dal governo Monti punta tutto sulla concorrenza: così dopo l’apertura no limits dei negozi si pensa di estendere la proposta ad altri settori. Le associazioni di categoria insorgono e la politica si divide: il divario tra economia europea e italiana potrebbe essere troppo, e non è solo questione di spread. Gli addetti ai lavori temono l’applicazione di politiche così spregiudicate, che a loro avviso rischiano di portare al tracollo le realtà particolari.

LE EDICOLE

Dopo lo sciopero minacciato a fine dicembre 2011 la liberalizzazione per la vendita di riviste e giornali torna a far parlare di sé. Si tratta di una scelta già attuata in passato per risollevare le sorti dell’editoria, esperimento che si era concluso con risultati trascurabili per il commercio e con notevoli danni per gli edicolanti. Questi ultimi rivendicano il valore della licenza d’esercizio regolarmente acquistata, che in caso di liberalizzazione diventerebbe carta straccia.

LE FARMACIE

I farmacisti non si oppongono in toto alle nuove disposizioni ma chiedono dialogo e mediazione. A questo proposito Federfarma ha già diffuso una controproposta per rimodellare le disposizioni del governo Monti: invece di togliere vincoli al commercio di medicinali l’associazione propone l’apertura di nuove farmacie facilitando l’assegnazione e gli iter burocratici, con un occhio di riguardo alle realtà rurali. In più si chiede la tutela della figura professionale di farmacista, considerata indispensabile per l’assistenza al cliente anche nell’acquisto di presìdi medici senza obbligo di prescrizione. A questo proposito si discuterà nei prossimi giorni per decidere quali farmaci di categoria C, ovvero per patologie minori, potranno essere liberalizzati e quali no; questi andranno ad aggiungersi alle categorie già sdoganate con il decreto Bersani del 2007, che per la prima volta portò i prodotti sanitari da banco fuori dalle farmacie. Un’aggiunta ancora da valutare, che rischia di incidere non poco sul fatturato degli esercizi specializzati.

I BENZINAI

La liberalizzazione tocca anche le pompe di benzina: le notizie che circolano a riguardo sono ancora poco chiare, ma la possibilità di rifornirsi in modo autonomo e indipendente dalla società di riferimento non convince i benzinai. La soluzione potrebbe risultare conveniente per chi possiede un distributore, ma in buona parte dei casi si tratta di gestori cui sono stati affidati in comodato, ovvero senza oneri d’affitto o manutenzione; svincolarsi dalle rispettive società significherebbe cambiare tutto il sistema e  accollarsi spese non indifferenti oltre all’effettivo acquisto del carburante.

IL COMMENTO DEL SINDACO

Bruno Bruttomesso affianca le associazioni di commercianti e punta il dito contro le liberalizzazioni: “Distruggeranno le città. Non riesco a capire quali siano i vantaggi per le persone: le liberalizzazioni sono doverose quando si tratta di grandi società nazionali, ma non possiamo fare la stessa cosa con il commercio su scala locale”. Incalza il sindaco cremasco: “Sono soluzioni che vanno bene per l’America ma non appartengono alla nostra economia, il vantaggio è solo a favore della grande distribuzione, mentre il commercio locale andrebbe verso morte sicura”.

 

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