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Benefattori Cremaschi:
“Accogliamo l’apertura al confronto
del Partito Democratico”
Ma anche una stoccata:
tempi lunghi per le risposte

Una lettera fiume per dire che, sì, l’apertura al dialogo mostrata dal Pd sul tema della Cittadella dell’Anziano, è accolta “comunque volentieri”. La missiva è partita solo ieri dai computer della Fondazione Benefattori Cremaschi, è firmata dall’intero consiglio di amministrazione della Onlus, presieduto da Walter Donzelli, ed è indirizzata alla capogruppo Stefania Bonaldi. Nel documento, che riportiamo integralmente di seguito, si ripercorrono le tappe che hanno portato alla decisione di procedere nell’iter per la realizzazione della nuova struttura. Non manca qualche stoccata all’amministrazione comunale, rea di aver allungato troppo i tempi.

 

IL TESTO DELLA LETTERA

La posizione del gruppo consiliare del PD in merito agli investimenti della Fondazione pone serie questioni che il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Benefattori Cremaschi Onlus non può eludere. La prima, come ammette lo stesso documento, e quella che gli spunti proposti “entreranno nel programma elettorale della compagine che si presenterà tra pochi mesi al giudizio degli elettori”. Occorre allora prima di tutto riprovare, se fino ad ora non ci siamo riusciti, a fare chiarezza su Cosa chiede (o non chiede) la Fondazione all’Amministrazione Comunale (qualunque colore politico abbia). Deve essere chiaro che per questo progetto al comune e ai cittadini Cremaschi la Fondazione non chiede un Euro. Dalle richieste della Fondazione non deriva al comune alcuna variazione di bilancio ne alcuna necessita di esborso economico. La richiesta della Fondazione e quella di rimuovere dei vincoli su alcuni terreni e fabbricati di proprietà. La rimozione di questi vincoli aumenterebbe il valore del patrimonio della Fondazione stessa (spesso a torto considerato gia “svenduto”). Perché la Fondazione chiede cio? Perche il Consiglio di Amministrazione ritiene che gli edifici in cui attualmente si trovano gli ospiti non siano pienamente adeguati dal punto di vista logistico ad una moderna visione assistenziale.

LA SORTE DEL KENNEDY

In particolare l’edificio di via Kennedy attualmente non e a norma per i requisiti di accreditamento. La sua ristrutturazione, ad opinione del Consiglio di Amministrazione, metterebbe senz’altro “in regola” l’edificio ma resterebbero i limiti di una struttura pensata per dare assistenza agli anziani in tempi in cui erano diverse le esigenze in Campo. Si può pensare, per analogia, a quanto ha fatto recentissimamente l’azienda ospedaliera di Crema quando ha progettato (e ormai realizzato) il nuovo ospedale di Soresina: si tratta di una struttura nuova, spostata da un edificio storico (e in Centro storico) in una nuova struttura periferica di più moderna concezione in cui verrà offerta una migliore assistenza; oppure a come fu fatto a Crema nel 1968 quando venne aperto il nuovo ospedale spostandolo da via Kennedy alla attuale sede, ritenuta più idonea alle mutate esigenze assistenziali. Per questo e solo per questo oggi si propone la costruzione di un nuovo edificio invece della ristrutturazione deIl’esistente: per rispondere ad una più moderna visione de|l’assistenza che sia anche proiettata nel futuro, che tenga conto delle accresciute esigenze di comfort e anche delle proiezioni demografiche che vedono in crescita la popolazione anziana bisognosa di assistenza residenziale temporanea (riabilitativa) e permanente (RSA) (come dimostrato per il territorio provinciale dallo studio “L’evoluzione del mercato dei servizi per anziani in provincia di Cremona” realizzato nel 2008 da Synergia per l’ARSAC).

LA NUOVA DISLOCAZIONE

Dopo aver risposto al primo quesito (serve o non serve una nuova struttura?) ci siamo chiesti: dove potrebbe sorgere? La risposta é stata: vicino all’ospedale, dove si potrebbero realizzare economie in termine di condivisione di servizi di supporto (es: parcheggi, servizi di farmacia, sterilizzazione, Iavanderia, servizi ai dipendenti quali mensa, nido aziendale ecc.). Probabilmente, anche per colpa nostra, l’attenzione si e focalizzata più su questi aspetti secondari che non sul quesito fondamentale sopra riportato. ll progetto é comunque all’attenzione formale dell’amministrazione Comunale almeno dal 2009. Lo studio PROGEA risale ormai al gennaio 2010 e, pur con tutti i suoi limiti, tra cui il cambio delle regole di gestione del Sistema Socio-Sanitario Regionale rispetto a quelle a cui lo studio faceva riferimento, resta a tutt’oggi l’unico studio di fattibilità che abbia una qualche concretezza. Si contrappone di fatto al progetto di ristrutturazione dell’edificio di via Kennedy redatto dallo studio Ferla-Martinelli.

L’INESISTENZA DI ALTRE IPOTESI

Nessuna delle altre ipotesi ventilate o proposte ha una previsione progettuale (strategica ed economica) almeno paragonabile. I tempi lunghi per le risposte da parte dell’amministrazione ha però portato la Fondazione a ridosso dei termini per la richiesta di proroga alla Regione Lombardia per la ristrutturazione e messa a norma. La sopravvenuta urgenza delle scadenze ha così costretto il CdA a focalizzare la propria attenzione suIl’edificio di via Kennedy ed in questa direzione é andata anche Ia delibera di indirizzo approvata in Consiglio Comunale che ha dato indicazione di escludere tra gli edifici valorizzabili quello di Via Zurla costringendo di fatto la Fondazione a limitare il proprio orizzonte progettuale. E’ infatti evidente che l’eventuale accordo di programma non potrà non tenere conto della volontà espressa in Consiglio Comunale. E’ in questo contesto che si inserisce il documento del PD che si candida al governo della città, che sembra aprire al progetto suggerendo alla Fondazione di procedere comunque all’acquisto dei terreni in prossimità del|’ospedale (soluzione che avrebbe senso solo in previsione di una loro trasformazione da area agricola ad area a servizi per la realizzazione della nuova struttura), anche se poi sembra porre paletti alla realizzazione del progetto che non sembrano andare nella direzione dell’apertura indicata ed ai quali per questo cercheremo di rispondere puntualmente.

LA SOSTENIBILITA’ ECONOMICA

La richiesta di sostenibilità economica contiene un punto su cui il Consiglio di Amministrazione ha già provveduto ad attivarsi: fare cioè un ipotesi di stima degli immobili e terreni potenzialmente alienabili alla luce delle attuali (magre) condizioni di mercato e nell’ipotesi di accoglimento della richiesta di rimozione dei vincoli urbanistici e delle nuove destinazioni ipotizzabili. Appare invece problematico chiedere un piano di alienazioni (concretamente sarà possibile vendere prima ciò che per primo sarà richiesto dal mercato) e una preventiva vendita effettiva di immobili per avere una adeguata copertura finanziaria. Vendere qualcosa prima della rimozione dei vincoli, alle attuali condizioni di mercato, significa infatti “svendere” e pertanto “svalutare” il patrimonio.

LA SOSTENIBILITA’ POLITICA

La richiesta di sostenibilità politica, intesa come coerenza con le politiche regionali, trova invece la sua risposta nella recentissima DGR 2633 (del 6 dicembre 2011) “DETERMINAZIONI IN ORDINE ALLA GESTIONE DEL SERVIZIO SOCIO SANITARIO REGIONALE PER L’ESERClZlO 2012” che conferma per il 2012 la budgetizzazione per tutte le tipologie di offerta assistenziale che la Fondazione attualmente già copre con, in aggiunta, la possibilità di aumento dei posti in Hospice e quella di introdurre in aggiunta posti in libera solvenza non solo in riabilitazione ma anche in RSA. Cl si augura di sbagliare nell’interpretazione ma sembra di cogliere una certa “sfiducia” sulle possibilità della Fondazione di dare risposta a tali richieste. Ad oggi tale risposta è insufficiente rispetto alla domanda solo a causa delle attuali ristrettezze edilizie. La richiesta di sostenibilità sociale merita di essere citata per intero poiché si parla del “pieno coinvolgimento non solo dei gruppi politici cittadini (che oggi é comunque mancato), ma anche degli altri portatori di interesse del mondo dell’assistenza”. ll Consiglio di Amministrazione, pure se nominato dal sindaco, gode di piena autonomia decisionale senza vincoli di mandato. La scelta di trasformare le ex IPAB anziché in ASP (Azienda di servizi alla persona) proprio in fondazioni é stata effettuata per dare autonomia decisionale e gestionale alla Fondazione secondo criteri che sono stati recepiti nello statuto approvato anche dal Consiglio Comunale di Crema.

IL RITORNO SOCIALE

lnfine il ritorno sociale: siamo assolutamente aperti a discutere sulle esigenze che verranno manifestate tenendo però presente che la nostra richiesta di valorizzazione del patrimonio porta a reinvestimenti patrimoniali (il nuovo edificio). ll primo e fondamentale ritorno sarà pertanto a favore degli assistiti che potranno godere di migliori condizloni assistenziali. Andranno invece valutate con attenzione richieste di ipotetici ritorni che portino ad incrementi di spesa sul bilancio di gestione perché potrebbero appesantire una situazione che la migliore organizzazione della nuova struttura progettata vorrebbe invece migliorare.

Accogliamo comunque volentieri la disponibilità al confronto e alle aperture mostrate mettendo a disposizione in qualsiasi momento ogni dato in nostro possesso.

Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Benefattori Cremaschi Onlus

 

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