Cronaca
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Caro Prof. Monti, troppe tasse
e pochi tagli. Perché?

Caro professore,

visto che i suoi esimi colleghi del Corrierone l’hanno punzecchiata qui e là  (per carità, la categoria è piena di “rosiconi”) consenta anche a me, padano di riva e di golena, di dire la mia sull’amara medicina che ci ha rifilato per “salvare l’Italia”. E farle sobriamente qualche domanda.

1) Certo, dobbiamo uscire da questa crisi gravissima che ci siamo costruiti noi italiani con le nostre mani. Ma lei, oltre al rigore ( si è visto) e l’equità (mica tanto) si è impegnato da subito per la crescita. Mi scusi, ma se l’Italia non cresce da dieci anni, come potrà farlo adesso che ha le gomme sgonfie?  Professore questa crescita promessa è una scommessa. Una sfida ardua.  Un Everest.  Perché, allora non l’ha chiamata da subito  col suo nome?

2)  Lo sappiamo tutti, lei ha dovuto muoversi  in limiti assai ridotti . Un “sentiero stretto” l’ha chiamato Eziolino Mauro, suo sponsor disincantato. Va bene. Lei ha dovuto tirar fuori un’altra trentina di miliardi di euro da un Paese che è ormai il più tartassato d’Europa. Serviva una certa crudeltà, diciamo del  pelo sullo stomaco e lei  – vecchio frequentatore di banchieri irsuti e sadici  – ha dato prova di freddezza polare in abbondanza. E’ stata una mezza sorpresa. La piemontesina Fornero,  accanto a lei alla prima conferenza stampa,  lacrimava come un vecchio  salice piantato sul greto di un fiume  mentre  lei, caro professore,  sorridente,   produceva ghiaccioli dagli occhietti furbi, più  Goldman Sachs che Bocconi.  Mi perdoni,  mai incontrato un varesotto “freezer” come lei. Leggo in rete una battutaccia : “Monti è talmente istituzionale che quando è nato si è congratulato con la madre”. Epperò la Grande Bastonata ai costi della politica non c’è stata. Solo un pizzicotto alle province, via la giunta e avanti  con dieci consiglieri. Professore, mica sarà una rivoluzione questa,  o sì? Ci saremmo aspettati ben altro; ad esempio sforbiciate sul versante del pubblico impiego, talvolta esorbitante e inutile. Ci saremmo aspettati meno tasse e più tagli. Le pare?

3)Professore, prima del suo giuramento al grido “sarà una corsa” (16 novembre), il Paese mormorava:facci del male .E i politici –  ridenti e masochisti-  tifavano per lei dichiarando  ai fogli amici “finalmente arriva uno che ci farà neri, che ci squarterà vivi (copy Veneziani), che esigerà sacrifici umani e disumani”. Calma, non si illuda .Sono sempre gli stessi.  Faccia attenzione. Ricorda il primo “governo tecnico”, quello   guidato da Ciampi? Lo aveva voluto il presidente Scalfaro (era la prima volta nella storia repubblicana) dopo la tempesta di “Mani pulite”. Il premier Amato se ne andò a casa con la coda tra le gambe:era  l’ aprile 1993. Il Parlamento  – spiazzato (come quello attuale) –  gemeva sentendosi delegittimato. Si diedero tutti  una mossa:ad agosto c’era già una nuova legge elettorale, a dicembre la sinistra conquistò le grandi città (Roma, Napoli, Genova, Venezia). A gennaio (1994) –  dopo 377 giorni-  Carlo Azeglio tolse il disturbo. A marzo andammo alle urne. La Dc non c’era più, al suo posto arrivò il PPI; Berlusconi iniziava l’avventura di Forza Italia, Fini quella di Alleanza Nazionale. Poi è andata come è andata. Abbiamo fatto le cicale. Non tutti. Lei ha promesso:colpirò chi ha dato meno. Per favore, non cominci dai soliti noti.

 

Enrico Pirondini

 

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